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 Uicemp News 6
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In questo numero ...

* La salute sessuale e riproduttiva nel mondo

* Gravidanze precoci e salute riproduttiva nelle adolescenti

* Mutilazioni genitali femminili - Aspetti psicologici e sessuali

La salute sessuale e riproduttiva nel mondo

 

Nella Conferenza Internazionale del Cairo su Popolazione e Sviluppo tenutati nel 1994, 170 Paesi hanno firmato un Piano di Azione che prevede:

 

  • che debbano essere organizzati servizi sulla tutela della salute sessuale e riproduttiva di alta qualità
  • che questi vengano offerti senza alcuna forma di coercizione
  • che siano aperti a tutti, indipendentemente dall’età, sesso e stato civile

 

La Conferenza del Cairo ha definito che la salute sessuale e riproduttiva si basa su 3 fondamentali componenti legate tra loro:

 

  • la contraccezione e i servizi di pianificazione familiare
  • cure prenatali, aborti sicuri, tutela del parto e servizi post partum e post aborto
  • servizi per la prevenzione, diagnosi e cura delle malattie a trasmissione sssuale, inclusi HIV/AIDS

 

In molti paesi del mondo i servizi legati alla salute sessuale e riproduttiva (consultori familiari, ambulatori ostetrico-ginecologici, ospedali, educazione sessuale e sanitaria, campagne di informazione e sensibilizzazione) sono ben organizzati, efficienti e fruiti da larghe fasce di popolazione.

Purtroppo in molti altri paesi, soprattutto in quelli in via di sviluppo, i servizi sono insufficienti e poco raggiungibili e ciò sta comportando che:

 

  • più di 300 milioni di donne nel mondo non vorrebbero avere altri figli ma non usano o non possono usare alcun metodo contraccettivo efficace
  • circa 1/3 delle gravidanze (80 milioni ogni anno) sono non pianificate o non volute
  • dal 20 al 30% delle donne che non vorrebbero avere figli sono legate all’uso di metodi tradizionali quali il coito interrotto o l’uso di metodi naturali o empirici

 

Le malattie a trasmissione sessuale costituiscono una grossa minaccia alla salute pubblica. Ogni anno nel mondo ci sono 92 milioni di nuovi casi di chlamidia, 62 milioni di nuovi casi di gonorrea, 12 milioni di nuovi casi di sifilide e 174 milioni di nuovi casi di trichomonas.

La Conferenza del Cairo ha raccomandato l’organizzazione di attività di prevenzione primaria, quali campagne di informazione, educazione sanitaria e promozione del profilattico e di prevenzione secondaria favorendo l’accesso a servizi di diagnosi e cura.

 

Alla fine del 2000 circa 36 milioni di persone nel mondo erano affette dall’AIDS o sieropositive. Questa cifra costituisce l’1,1% della popolazione adulta mondiale.

Per il 2010 si prevede che ci saranno nel mondo 40 milioni di orfani da AIDS, di cui il 95% in Africa.

 

Tra le numerose raccomandazioni del Piano di Azione della Conferenza del Cairo alcune si riferiscono direttamente ai servizi di salute sessuale e riproduttiva che dovrebbero:

 

  • offrire una vasta scelta di metodi contraccettivi in modo che ogni donna e ogni coppia possa scegliere il metodo giusto per ogni periodo di vita riproduttiva
  • essere accoglienti e offrire privacy e confidenzialità, con personale formato e qualificato
  • essere attivi anche al di fuori del servizio all’interno della comunità in modo da rispondere più direttamente alle esigenze delle persone

 

Le riflessioni e le raccomandazioni contenute in questo articolo sono destinate a tutti i Paesi firmatari della Convenzione, ivi inclusa anche l’Italia che negli ultimi anni, sembra aver dimenticato il ruolo centrale dei consultori familiari nella promozione della salute sessuale e riproduttiva.

 

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Gravidanze precoci e salute riproduttiva nelle adolescenti

 

Nel mondo le donne dai  15 ai 19 anni partoriscono circa 17 dei 131 milioni di bambini che nascono  ogni anno. In questa classe di età, circa il 10 % delle ragazze ricorre all’aborto; inoltre esse tendono a ricorrervi  più in là nel tempo, aumentando in questo modo i rischi dell’intervento abortivo.

Le gravidanze nelle adolescenti tendono a limitare le loro opzioni di vita,costringendole spesso ad abbandonare gli studi.

 

Tabella   1 - Metodi contraccettivi usati nel mondo  ( %)

 

19%               sterilizzazione femminile

  4%               sterilizzazione maschile

  8%               pillola

13%               dispositivi intrauterini

 4%                condom

  3%              impianti sottocutanei , ormoni iniettabili, spermicidi,diaframma

  8%              metodi tradizionali (allattamento al seno, metodi naturali,coito interrotto

41%               nessun metodo

 

Tabella  2 - Stime dell’OMS sull’ incidenza delle MTS curabili

 

Regione                      Prevalenza  per mille              incidenza annua in milioni

 

America del Nord                                  19                                                14

Europa Occidentale                               20                                                17

Nord Africa e Medio Oriente               21                                                  1

 Europa dell’Est e Asia Centrale          29                                                38

Africa Sub Sahariana                           119                                                69

Asia Meridionale e Orientale               50                                                10

Asia Orientale e Pacifico                        7                                                22

Australia e Nuova Zelanda                   27                                                18

America Latina e Caraibi                      71                                              151

 

L’Angola, la Repubblica Democratica del Congo, la Liberia e la Sierra Leone, sono i paesi dove vi è una maggior incidenza di gravidanze in età adolescenziale.

Il tasso più basso si riscontra in paesi  quali il Giappone, la Corea, l’Olanda, la Svezia e la Svizzera, dove meno di una su cento ragazze hanno gravidanze precoci,

In Inghilterra riscontriamo  1 su 34 ragazze che partoriscono  ogni anno e negli Stati Uniti il tasso è di 1 su 20.

 

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Mutilazioni genitali femminili

Aspetti psicologici e sessuali

 

Marica Livio - NAGA  Milano

 

***

INTRODUZIONE

 

Molto si è detto nell’ultimo decennio sulle mutilazioni genitali femminili (MGF), sia a mezzo stampa scientifica che a mezzo mass-media. Tuttavia, i progressi nel campo della ricerca sulle origini e ragioni, e sulle conseguenze psicologiche e psicosessuali hanno fornito solo scarsi dati e ricerche spesso non comparabili, anche a causa delle evidenti difficoltà nel condurre tali indagini. Per quanto attiene la donna mutilata nel suo contesto d’origine, la letteratura menziona principalmente i seguenti aspetti problematici.

       

Complicanze della vita sessuale:

      - lacerazioni

      - vaginismo

      - dispareunia, apareunia

      - falsa vagina

      - piacere: orgasmo sì/no; attivazione di nuove zone erogene…

      - desiderio: sì/no, confuso con il piacere nelle “motivazioni”

 

Psicologiche:

      - ansia

      - paura della notte di nozze/del menarca

      - depressione

      - paura del marito, frigidità

      - psicosi

      - suicidio (per infertilità, prolasso, incontinenza)

       

Assai interessante anche se poco approfondita, l’area della psicolinguistica delle MGF, a partire dalla storia delle definizioni (dapprima, negli anni ’70, Circoncisione Femminile, poi divenuta Mutilazioni “Sessuali” Femminili, infine e a livello internazionale Mutilazioni Genitali Femminili, fino al più recente termine americano Cutting, che vorrebbe superare il concetto di mutilazione.).

Significativi i termini che a livello locale sono utilizzati per definire la mutilazione e la bambina/donna se questa è mutilata o non ancora, come dai seguenti esempi:

      - charmutta (cioè “prostituta”, detto di bambina aperta, Somalia)

      - “me stessa” (area genitale donna mutilata, Sudan )

      - s’assoir sous le couteau («sedersi sotto il coltello», effettuare le MGF in lingua Bambara).

 

 

MGF DA UNA PROSPETTIVA CULTURALE

 

Le MGF non vanno intese come abuso/tortura, (attenzione all’etnocentrismo!), ma come un dispositivo culturale avente lo scopo di iscrivere l’individuo nella società attraverso un atto rituale traumatico che costruisce l’identità psicosessuale del singolo in armonia con l’identità collettiva del gruppo di appartenenza.

L’organizzazione deliberata di un traumatismo psichico ha come scopo la ristrutturazione logica interna dell’individuo e la modificazione dell’identità in funzione del contesto esterno.

Quindi, il traumatismo psichico dell’iniziazione rituale “lega” il mondo esterno a quello interno al soggetto, iscrivendo nella memoria e nel corpo del soggetto stesso la discriminazione degli spazi logici culturalmente definiti. Nelle società tradizionali, i confini biologici “vaghi” vengono demarcati socialmente, così come i ruoli sessuati, in modo complementare e armonico alla sopravvivenza del gruppo in un dato contesto.

Il senso dell’essere-nel-mondo come donna in alcune (?!) società sta anche nell’essere “mutilata”, passiva, figlia-moglie-madre vs “donna”. Vantaggi secondari (altrimenti incomprensibili):

 

      - integrazione sociale vs integrità fisica

      - salute intesa come armonia del gruppo, benessere globale

      - “poesia e bellezza” (C. Lévi-Strauss), purezza (M. Duglas)

      - identità di gruppo, appartenenza alla classe “donna”

      - identità sessuale, identificazione nel ruolo riproduttivo

      - matrimoniabilità, moralità individuale e familiare/collettiva

      - per le bimbe: festa, doni, passaggio di età e status

      - per le operatrici: fonte di reddito

 

E’ essenziale comprendere come i benefici sociali nel contesto originario ri-compensano e fanno superare gli aspetti dolorosi e traumatici. Si possono riassumere in:

 

    - preparazione da parte dei cari (donne della famiglia)

    - attesa trepidante, richiesta di anticipare l'evento

    - consapevolezza dell'importanza familiare/collettiva dell’evento

    - autoconsapevolezza di status

    - senso di comunione con le compagne

 

Tuttavia, non si può negare che l’evento in questione sia un evento traumatico così come definito dal DSM IV, che identifica il “Disturbo post-traumatico da stress” dalle seguenti caratteristiche di un fatto accaduto:

1 - La persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all'integrità fisica propria o di altri;

2 - La risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore.

 

Dall’analisi di disegni effettuati da bambine somale a metà degli anni ’80, si ha la conferma di come sul piano inconscio emergono gli aspetti emotivi traumatici negati nelle razionalizzazioni, che enfatizzano i vantaggi sociali (Grassivaro Gallo, F. Angeli, 1986).

 

 

MGF BAMBINE/GIOVANI E MIGRAZIONE

 

Migrare o nascere in migrazione comporta attraversamenti di mondi e conflitti,  la costituzione di una doppia (o meglio, multipla) identità e l’appartenenza a diversi gruppi di riferimento, che concorrono in diversa misura a costruire il senso delle MGF in migrazione:

 

    1) Comunità:

        -  controllo sociale del gruppo di origine; anzianità di migrazione; presenza   di più generazioni; gruppi organizzati di riferimento, vissuto del/dei gruppi etnici di appartenenza rispetto alla società “ospite”

 

    2) Famiglia:

    - progetto migratorio per sé e per i figli/mito del ritorno, 

    - livello di elaborazione del “trauma migratorio”, modifica dell’identità a seguito dell’esperienza migratoria, autostima, accesso ai servizi, pari opportunità,

    - perdita o enfasi del potere parentale, necessità di controllo dei figli che acquisiscono un ruolo e status sociale nuovo (lingua, uso servizi)

    - ambivalenza vs tradizione valida là e non qui,

    - vissuto di minoranza etnica che si deve difendere arroccandosi sui valori tradizionali portati a bandiera di una differenziazione positiva

 

    3) Gruppi dei pari

         - età di migrazione

    - peso dei pari nella costruzione dell’identità,

    - conflitti intergenerazionali e interraziali

    - altri gruppi di riferimento

 

Le tipologie di giovani “a rischio” si possono così riassumere:

    1) arrivate già mutilate

    2) nate qui da coppia straniera o arrivate intatte

    3) figlie di coppie miste (madre o padre straniero)

    4) figlie di padre straniero e madre italiana “convertita” all’Islàm (a volte anche lei a rischio!)

 

 

Le tipologie di MGF praticate in migrazione sono le seguenti:

    1) Italia/Europa da parte di medici stranieri/italiani

    2) Italia/Europa da parte di operatrici tradizionali

    3 )Africa (proprio o altro paese) da parte di medici/operatori tradizionali

 

Caratteristiche:

    1) Età tendenzialmente elevata, che eleva il pericolo di disturbo post-traumatico da stress

    2) Mancanza di preparazione e spiegazione, che elimina i preziosi vantaggi secondari

    3) Inganno, forzatura, che induce un senso di tradimento nelle relazioni familiari

 

Possibili conseguenze psicosessuali di MGF in contesto di migrazione:

 

    1) Immediate:

- paura dell’evento, ansia (a chi chiedo aiuto?)

- agitazione psicomotoria, turbe del carattere

 

    2) Nel tempo:

- mancanza di fiducia nei genitori, sentimento di tradimento, insofferenza dell’autorità (dove eravate mentre mi succedeva?)

- rifiuto della famiglia (opposta allo scopo!)

- sentimento di impotenza, ineluttabilità, passività, remissività

- vergogna, imbarazzo, umiliazione, disistima

- coscienza di menomazione/mutilazione: non sono intera, mi manca qualcosa, sono diversa, sono handicappata > senso di abuso, accentuato dai mass-media

- allontanamento dai coetanei italiani, isolamento

- concezione svalorizzante dell’essere donna, così, qui (paura mestruo, sesso, matrimonio), accentuata dal contrasto col modello occidentale

- repressione di emozioni come rabbia, dolore

- paura degli estranei, di essere toccata, di oggetti taglienti, delle operazioni, dei medici

- sogni simbolici ricorrenti, incubi

- trauma secondario alla visita ginecologica/al parto, accentuato da un atteggiamento errato dell’operatore sanitario

 

 

Rischi impliciti nell’atteggiamento della societa’ cosiddetta “ospite”:

- negazione del problema

- relativismo culturale esasperato  laissez faire

- choc culturale e “accanimento etnico-antropologico”, orrore, razzismo

- “caccia” alla mutilata/mutilazione (es. parlare di mgf a scuola!)

- campagna “terroristica” mass-media

- repressione  legge ad hoc contro le MGF (dannosa e non solo inutile)

 

 

AZIONI E CONCLUSIONI

 

  • conoscere a fondo il tema nella sua complessità
  • riconoscere l’esistenza del problema, rompere tabù e silenzio
  • assumersi responsabilità, qui, ora vs le donne portatrici e le bambine a rischio
  • riconoscere i segnali psicofisici di rischio di MGF avvenuta/in fieri
  • attuare azioni di prevenzione e tutela (v. caso dell’assistente sociale che fa la colletta!)
  • uniformare le procedure europee (reinfibulazione, perseguibilità se eseguita all’estero)
  • adottare un approccio transculturale coinvolgendo le comunità e i Mediatori Linguistico Culturali, opportunamente selezionati e formati.

 

BIBLIOGRAFIA

 

- Grassivaro Gallo P.  La circoncisione femminile in Somalia, F. Angeli, Milano, 1986

- Lupo e., Livio M., Zaffaroni M., Alloni V., Benevenuta E., Bona G.  Le mutilazioni genitali femminili, Riv. Ital. Pediatr. (IJP) 2000; 26: 771-777

- Mazzetti M. (a cura di)  Senza le ali  Le mutilazioni genitali femminili, F. Angeli, Milano, 2000

 

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