Mutilazioni genitali femminili Aspetti psicologici e sessuali Marica Livio - NAGA Milano *** INTRODUZIONE Molto si è detto nell’ultimo decennio sulle mutilazioni genitali femminili (MGF), sia a mezzo stampa scientifica che a mezzo mass-media. Tuttavia, i progressi nel campo della ricerca sulle origini e ragioni, e sulle conseguenze psicologiche e psicosessuali hanno fornito solo scarsi dati e ricerche spesso non comparabili, anche a causa delle evidenti difficoltà nel condurre tali indagini. Per quanto attiene la donna mutilata nel suo contesto d’origine, la letteratura menziona principalmente i seguenti aspetti problematici.
Complicanze della vita sessuale:
- lacerazioni - vaginismo - dispareunia, apareunia - falsa vagina - piacere: orgasmo sì/no; attivazione di nuove zone erogene… - desiderio: sì/no, confuso con il piacere nelle “motivazioni”
Psicologiche:
- ansia - paura della notte di nozze/del menarca - depressione - paura del marito, frigidità - psicosi - suicidio (per infertilità, prolasso, incontinenza)
Assai interessante anche se poco approfondita, l’area della psicolinguistica delle MGF, a partire dalla storia delle definizioni (dapprima, negli anni ’70, Circoncisione Femminile, poi divenuta Mutilazioni “Sessuali” Femminili, infine e a livello internazionale Mutilazioni Genitali Femminili, fino al più recente termine americano Cutting, che vorrebbe superare il concetto di mutilazione.). Significativi i termini che a livello locale sono utilizzati per definire la mutilazione e la bambina/donna se questa è mutilata o non ancora, come dai seguenti esempi:
- charmutta (cioè “prostituta”, detto di bambina aperta, Somalia) - “me stessa” (area genitale donna mutilata, Sudan ) - s’assoir sous le couteau («sedersi sotto il coltello», effettuare le MGF in lingua Bambara).
MGF DA UNA PROSPETTIVA CULTURALE Le MGF non vanno intese come abuso/tortura, (attenzione all’etnocentrismo!), ma come un dispositivo culturale avente lo scopo di iscrivere l’individuo nella società attraverso un atto rituale traumatico che costruisce l’identità psicosessuale del singolo in armonia con l’identità collettiva del gruppo di appartenenza. L’organizzazione deliberata di un traumatismo psichico ha come scopo la ristrutturazione logica interna dell’individuo e la modificazione dell’identità in funzione del contesto esterno. Quindi, il traumatismo psichico dell’iniziazione rituale “lega” il mondo esterno a quello interno al soggetto, iscrivendo nella memoria e nel corpo del soggetto stesso la discriminazione degli spazi logici culturalmente definiti. Nelle società tradizionali, i confini biologici “vaghi” vengono demarcati socialmente, così come i ruoli sessuati, in modo complementare e armonico alla sopravvivenza del gruppo in un dato contesto. Il senso dell’essere-nel-mondo come donna in alcune (?!) società sta anche nell’essere “mutilata”, passiva, figlia-moglie-madre vs “donna”. Vantaggi secondari (altrimenti incomprensibili):
- integrazione sociale vs integrità fisica - salute intesa come armonia del gruppo, benessere globale - “poesia e bellezza” (C. Lévi-Strauss), purezza (M. Duglas) - identità di gruppo, appartenenza alla classe “donna” - identità sessuale, identificazione nel ruolo riproduttivo - matrimoniabilità, moralità individuale e familiare/collettiva - per le bimbe: festa, doni, passaggio di età e status - per le operatrici: fonte di reddito
E’ essenziale comprendere come i benefici sociali nel contesto originario ri-compensano e fanno superare gli aspetti dolorosi e traumatici. Si possono riassumere in:
- preparazione da parte dei cari (donne della famiglia) - attesa trepidante, richiesta di anticipare l'evento - consapevolezza dell'importanza familiare/collettiva dell’evento - autoconsapevolezza di status - senso di comunione con le compagne
Tuttavia, non si può negare che l’evento in questione sia un evento traumatico così come definito dal DSM IV, che identifica il “Disturbo post-traumatico da stress” dalle seguenti caratteristiche di un fatto accaduto: 1 - La persona ha vissuto, assistito o si è confrontata con un evento o con eventi che hanno implicato morte, o minaccia di morte, o gravi lesioni, o una minaccia all'integrità fisica propria o di altri; 2 - La risposta della persona comprendeva paura intensa, sentimenti di impotenza o di orrore. Dall’analisi di disegni effettuati da bambine somale a metà degli anni ’80, si ha la conferma di come sul piano inconscio emergono gli aspetti emotivi traumatici negati nelle razionalizzazioni, che enfatizzano i vantaggi sociali (Grassivaro Gallo, F. Angeli, 1986). MGF BAMBINE/GIOVANI E MIGRAZIONE Migrare o nascere in migrazione comporta attraversamenti di mondi e conflitti, la costituzione di una doppia (o meglio, multipla) identità e l’appartenenza a diversi gruppi di riferimento, che concorrono in diversa misura a costruire il senso delle MGF in migrazione:
- controllo sociale del gruppo di origine; anzianità di migrazione; presenza di più generazioni; gruppi organizzati di riferimento, vissuto del/dei gruppi etnici di appartenenza rispetto alla società “ospite”
2) Famiglia: - progetto migratorio per sé e per i figli/mito del ritorno, - livello di elaborazione del “trauma migratorio”, modifica dell’identità a seguito dell’esperienza migratoria, autostima, accesso ai servizi, pari opportunità, - perdita o enfasi del potere parentale, necessità di controllo dei figli che acquisiscono un ruolo e status sociale nuovo (lingua, uso servizi) - ambivalenza vs tradizione valida là e non qui, - vissuto di minoranza etnica che si deve difendere arroccandosi sui valori tradizionali portati a bandiera di una differenziazione positiva
- età di migrazione
- peso dei pari nella costruzione dell’identità, - conflitti intergenerazionali e interraziali - altri gruppi di riferimento
Le tipologie di giovani “a rischio” si possono così riassumere:
1) arrivate già mutilate 2) nate qui da coppia straniera o arrivate intatte 3) figlie di coppie miste (madre o padre straniero) 4) figlie di padre straniero e madre italiana “convertita” all’Islàm (a volte anche lei a rischio!)
Le tipologie di MGF praticate in migrazione sono le seguenti:
1) Italia/Europa da parte di medici stranieri/italiani 2) Italia/Europa da parte di operatrici tradizionali 3 )Africa (proprio o altro paese) da parte di medici/operatori tradizionali
Caratteristiche:
1) Età tendenzialmente elevata, che eleva il pericolo di disturbo post-traumatico da stress 2) Mancanza di preparazione e spiegazione, che elimina i preziosi vantaggi secondari 3) Inganno, forzatura, che induce un senso di tradimento nelle relazioni familiari
Possibili conseguenze psicosessuali di MGF in contesto di migrazione:
- paura dell’evento, ansia (a chi chiedo aiuto?) - agitazione psicomotoria, turbe del carattere
- mancanza di fiducia nei genitori, sentimento di tradimento, insofferenza dell’autorità (dove eravate mentre mi succedeva?) - rifiuto della famiglia (opposta allo scopo!) - sentimento di impotenza, ineluttabilità, passività, remissività - vergogna, imbarazzo, umiliazione, disistima - coscienza di menomazione/mutilazione: non sono intera, mi manca qualcosa, sono diversa, sono handicappata > senso di abuso, accentuato dai mass-media - allontanamento dai coetanei italiani, isolamento - concezione svalorizzante dell’essere donna, così, qui (paura mestruo, sesso, matrimonio), accentuata dal contrasto col modello occidentale - repressione di emozioni come rabbia, dolore - paura degli estranei, di essere toccata, di oggetti taglienti, delle operazioni, dei medici - sogni simbolici ricorrenti, incubi - trauma secondario alla visita ginecologica/al parto, accentuato da un atteggiamento errato dell’operatore sanitario Rischi impliciti nell’atteggiamento della societa’ cosiddetta “ospite”: - negazione del problema - relativismo culturale esasperato laissez faire - choc culturale e “accanimento etnico-antropologico”, orrore, razzismo - “caccia” alla mutilata/mutilazione (es. parlare di mgf a scuola!) - campagna “terroristica” mass-media - repressione legge ad hoc contro le MGF (dannosa e non solo inutile) AZIONI E CONCLUSIONI
- conoscere a fondo il tema nella sua complessità
- riconoscere l’esistenza del problema, rompere tabù e silenzio
- assumersi responsabilità, qui, ora vs le donne portatrici e le bambine a rischio
- riconoscere i segnali psicofisici di rischio di MGF avvenuta/in fieri
- attuare azioni di prevenzione e tutela (v. caso dell’assistente sociale che fa la colletta!)
- uniformare le procedure europee (reinfibulazione, perseguibilità se eseguita all’estero)
- adottare un approccio transculturale coinvolgendo le comunità e i Mediatori Linguistico Culturali, opportunamente selezionati e formati.
BIBLIOGRAFIA - Grassivaro Gallo P. La circoncisione femminile in Somalia, F. Angeli, Milano, 1986 - Lupo e., Livio M., Zaffaroni M., Alloni V., Benevenuta E., Bona G. Le mutilazioni genitali femminili, Riv. Ital. Pediatr. (IJP) 2000; 26: 771-777 - Mazzetti M. (a cura di) Senza le ali Le mutilazioni genitali femminili, F. Angeli, Milano, 2000 Torna all´indice |