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In questo numero ...

* Origine delle mutilazioni genitali femminili (MGF)

* Cosa sono le MGF?

* Le conseguenze delle MGF sulla salute

* Abbandonare una pratica dannosa non la cultura

* Aspetti sociali e antropologici delle MGF

* Le norme internazionali contro le MGF

* L´Unione Europea e le MGF

* L´Italia e le MGF

* La legge italiana punisce le mutilazioni dei genitali femminili

* Pubblicazioni

“ ANCHE SE ALCUNE PRATICHE CULTURALI, QUALI  LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI, POSSONO APPARIRE PRIVE DI SENSO O DISTRUTTIVE DAL PUNTO DI VISTA DI ALTRI, ESSE IN REALTA’ HANNO  UN SIGNIFICATO E UNA FUNZIONE PER COLORO CHE LE PRATICANO. LA CULTURA PERO’ NON E’ STATICA ……LE PERSONE MODIFICHERANNO IL LORO COMPORTAMENTO QUANDO AVRANNO CAPITO I RISCHI  E L’INDEGNITA’ DELLE PRATICHE DANNOSE  E QUANDO AVRANNO REALIZZATO CHE E’ POSSIBILE RINUNCIARVI  SENZA  PER QUESTO DOVER VENIR MENO AGLI ASPETTI SIGNIFICATIVI DELLA LORO CULTURA”

(  Dichiarazione sulle mutilazioni genitali femminili  promulgata nel  1997 congiuntamente da OMS, UNICEF, UNFPA )

Origine delle mutilazioni genitali femminili (MGF)

 

Se non è facile ricostruire l’origine delle MGF data la varietà delle loro forme e la diffusione in una zona così ampia del continente africano, non mancano però le ipotesi che cercano di accreditarne una determinata filiazione. Secondo alcune, l’escissione risale all’antico Egitto, ma la si ritrova anche a Roma dove era praticata sulle schiave e appare legata ad aspetti patrimoniali del corpo femminile. Sempre a Roma troviamo l’infibulazione  un termine di origine latina  solo che inizialmente designava un’operazione esclusivamente maschile. Si trattava di una specie di spilla “fibula” che veniva applicata ai giovani per impedire loro di avere rapporti sessuali. Ma il centro della diffusione dell’infibulazione femminile sembra sia stato l’Egitto faraonico come attesterebbe la denominazione  di “circoncisione faraonica”. Comunque allo stato attuale l’origine della mutilazione dei genitali femminili sembra sia destinata a restare indeterminata. L’unica cosa certa è che non è stato l’Islam a introdurre in Africa le MGF che erano già presenti in loco assai prima della sua diffusione. Si tratta infatti di usanze indigene profondamente radicate nelle società locali e preesistenti alla penetrazione dell’Islam nell’Africa subsahariana e centro-orientale iniziata a partire dal 1050, dopo essersi assestato nei secoli precedenti nell’Africa mediterranea e avervi praticamente cancellato la presenza delle antiche chiese cristiane.

L’attribuzione che spesso viene fatta all’Islam dell’origine delle MGF in Africa è probabilmente dovuta alla facilità con cui si è saputo adattare al tessuto tradizionale conformandosi al modo di vita locale. La sua penetrazione infatti è stata resa possibile dalla presenza nelle culture africane di alcuni elementi  come le strutture patrilineari e la concezione di Dio fondata su un forte senso di dipendenza  che ne hanno favorito l’accettazione, permettendogli di radicarsi nel tessuto tradizionale molto più di quanto non siano riuscite a fare le varie chiese cristiane che si sono impegnate alcuni secoli più tardi nell’evangelizzazione del continente africano. Questa “africanizzazione dell’Islam”  che si è espressa tra l’altro anche nell’adozione del nome locale di Dio per la traduzione del nome di Allah  ha reso la religione islamica più tollerante delle MGF che invece sono state più contrastate da parte cristiana, venutasi spesso a trovare in aperto conflitto con le culture locali. Il caso più clamoroso resta la ribellione nei confronti dei missionari che avevano proibito di fare l’escissione delle donne kikuyu in Kenya nel 1929.

Questo diverso atteggiamento della religione islamica e di quella cristiana si riflette anche nella percentuale di donne sottoposte alla mutilazione dei genitali nei due contesti. Le cifre parlano chiaro: mentre in area cristiana  dove predomina la clitoridectomia  le percentuali oscillano tra il 20 e il 50%, in area islamica  e in particolare nel Corno d’Africa dove l’infibulazione è di rigore  si toccano punte che vanno dall’80 al 100%. Con il tempo l’identificazione dell’Islam con la tradizione indigena non ha fatto che rafforzarsi a tal punto che è stato però il maggior responsabile della loro diffusione al di fuori dell’Africa, esportandole tra l’altro in Indonesia e in Malesia. Pur non essendo stata l’origine di tali pratiche nel continente africano, la religione islamica le ha di fatto legittimate, le ha difese e le ha giustificate contribuendo così a perpetuarle e a diffonderle anziché combatterle come hanno cercato di fare le chiese cristiane. Oggi questa  stretta identificazione dell’Islam con le culture tradizionali sta diventando un problema. C’è una parte dell’Islam, tra cui il clero fondamentalista formatosi in Arabia Saudita, che cerca di prendere le distanze dalle mutilazioni più distruttive  come l’escissione e l’infibulazione  adoperandosi a rinviare al mittente, ossia alla cultura tribale la sua pesante eredità che mal si concilia con le ambizioni fondamentaliste di “islamizzare” la modernità.

(tratto da “Antropoligia delle mutilizazioni dei genitali femminili”  una ricerca in Italia  a cura di Carla Pasquinelli  AIDOS  Roma)

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Cosa sono le MGF?

 

Secondo la classificazione fatta dall’OMS si possono distinguere 4 tipi principali di mutilazioni.

Primo tipo  Consiste nel recidere il prepuzio o nella asportazione parziale o totale della clitoride. “Sunna” è il nome tradizionalmente usato per designare questo tipo di mutilazione.

Secondo tipo o escissione  Consiste nel recidere il prepuzio e nell’asportazione, oltre che della clitoride, di parte o di tutte le piccole labbra

Terzo tipo o infibulazione o circoncisione faraonica  E’ la forma di intervento più cruenta e consiste nell’escissione della clitoride e nell’asportazione delle piccole labbra e anche  soprattutto in passato, ma in area rurale ancora oggi  dell’asportazione parziale o totale delle grandi labbra e nella successiva cucitura dell’apertura vaginale ridotta a un piccolo pertugio  non più grande di un chicco di riso o di miglio  per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

Quarto tipo include tutta una serie di procedure che vanno dal trafiggere o punzecchiare lievemente la clitoride in modo da farne uscire alcune gocce di sangue a tutta un’ampia casistica di manipolazioni che variano molto da un’etnia a un’altra  allungamento della clitoride o delle labbra, cauterizzazione della clitoride , taglio della vagina, introduzione in vagina di sostanze corrosive per restringerla o renderla asciutta.

Sono tutti interventi che, nella maggioranza dei casi, vengono effettuati senza anestesia da praticanti tradizionali e comportano un alto tasso di mortalità, di complicazioni sanitarie e di disturbi psicologici.

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Le conseguenze delle MGF sulla salute

 

Le conseguenze delle MGF sulla salute sono sia immediate che a lungo termine. La gravità e la durata delle conseguenze dipendono dall’estensione del taglio, dall’abilità di colui che l’ha praticato, dal tipo di strumenti utilizzati, dall’ambiente e dalle condizioni fisiche generali della bambina o della donna. Gli effetti fisici collaterali sono meglio conosciuti degli effetti sulla salute mentale o sessuale. Fra gli effetti a breve termine ci sono: dolore, danneggiamenti dei tessuti adiacenti, forte perdita di sangue (emorragie che possono anche condurre alla morte), shock, grave ritenzione delle urine, fratture o slogature (quando una bambina che si divincola viene tenuta ferma), infezioni (che dipendono dalla pulizia degli strumenti, dalle sostanze applicate sulle ferite, dai lacci utilizzati sulle gambe o sulle superfici tagliate) o dalla mancata cicatrizzazione. Le complicazioni a lungo termine possono comprendere la difficoltà di passaggio delle urine, infezioni ricorrenti dell’apparato urinario, infezioni pelviche, sterilità provocata dalle infezioni profonde, cicatrici, difficoltà nelle mestruazioni, fistole (perforazioni o tunnel fra la vagina e la vescica o il retto), rapporti sessuali dolorosi, disfunzioni sessuali e problemi durante la gravidanza e il parto (con la necessità di incidere la vagina per consentire il passaggio, che comporta un trauma a cui spesso va ad aggiungersi quello della ricucitura).

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Abbandonare una pratica dannosa non la cultura

 

Una dichiarazione congiunta di 3 Agenzie delle Nazioni Unite (OMS  UNICEF  UNFPA) sulle MGF riconosce:

In tutte le società ci sono norme di comportamento e di assistenza fondate sull’età, sullo stadio della vita, sul genere e sulla classe sociale. Queste norme, spesso citate come pratiche tradizionali, hanno origine sia da condizioni sociali o culturali oggettive che da osservazioni empiriche relative al benessere degli individui nella società. Le pratiche tradizionali possono essere benefiche, dannose o innocue. Ma possono anche avere effetti dannosi sulla salute e questo è spesso il caso delle pratiche tradizionali che riguardano le bambine, le relazioni tra uomini e donne, il matrimonio e la sessualità”

 

“Nel presentare questa dichiarazione il proposito non è né di criticare né di condannare. Ma è inaccettabile che la comunità internazionale resti passiva in nome di una visione distorta del multiculturalismo.  I comportamenti umani e i valori sociali, anche se possono apparire senza senso e distruttivi dal punto di vista personale e culturale degli altri, hanno comunque un senso e assolvono a una qualche funzione per coloro che li praticano. Però nessuna cultura è statica, ma è sempre in un flusso costante, si adatta e si riforma continuamente. Le persone cambiano il loro comportamento quando comprendono quali siano i rischi e l’oltraggio che alcune pratiche dannose comportano e quando capiscono che è possibile abbandonare tali pratiche senza abbandonare gli aspetti significativi della propria cultura”

 

Eliminare le mutilazioni dei genitali femminili richiederà:

  • un consolidamento delle leggi esistenti che proibiscono tale pratica
  • una riforma legale e delle campagne di informazione
  • l’educazione nelle comunità di base, in particolare nei confronti degli uomini
  • la formazione e il coordinamento degli operatori dei servizi sanitari
  • il coinvolgimento dei leader della comunità
  • il lavoro nelle comunità degli immigrati e dei profughi
  • ricerche attente all´aspetto culturale

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Aspetti sociali e antropologici delle MGF

 

Le MGF sono largamente praticate in molte società dell’Africa e dell’Asia occidentale. In tutto il mondo circa 130 milioni di ragazze e giovani donne hanno subito questa pratica pericolosa e dolorosa e ogni anno rischiano di subirla altri 2 milioni di bambine e adolescenti.

Le MGF vengono praticate in circa 28 paesi africani con un’incidenza assai variabile (dal 5% della Repubblica Democratica del Congo al 98% della Somalia), nella penisola arabica e nella regione del Golfo. Vengono inoltre praticate da alcune minoranze in Asia e fra le immigrate in Europa, Canada, Stati Uniti.

L’infibulazione costituisce, secondo le stime, il 15% dei casi di MGF, ma questa percentuale arriva all’80-90% a Gibuti, in Somalia e in Sudan.

Da uno studio effettuato in Sudan è emerso che le donne che avevano subito mutilazioni dei genitali avevano due volte più probabilità di essere infeconde di coloro che non l’avevano subita. Nelle società tradizionali l’infertilità è una condizione particolarmente drammatica perché in molte di esse il valore di una donna è dato proprio dalla sua capacità di procreare.

Questa tremenda violazione dei diritti umani di donne e ragazze si fonda sulla convinzione che la sessualità femminile vada controllata e che la verginità delle giovani vada preservata fino al matrimonio. In alcune culture gli uomini non sposano ragazze non circoncise perché le considerano “impure”, cioè sessualmente depravate.

La pratica delle MGF ha radici profonde: una ricerca condotta in Sudan ha dimostrato che circa il 90% delle donne erano state sottoposte a intervento e quasi ¾ di loro avevano subito l’infibulazione. Allo stesso modo quasi il 90% delle donne prese in esame aveva sottoposto le proprie figlie alla mutilazione o aveva in programma di farlo. Solo poco più di 1/5 di loro aveva subito un intervento meno invasivo (del primo tipo). Le donne istruite evitano più facilmente di sottoporre le proprie figlie a queste pratiche. Anche il livello di istruzione dei mariti influisce sul comportamento delle mogli, ma sicuramente è il livello di istruzione delle donne il fattore più determinante. Molte ONG stanno lavorando per diffondere la consapevolezza del bisogno di eliminare le MGF. Una di esse, il Comitato Interafricano sulle pratiche tradizionali che incidono sulla salute delle donne e dei bambini, ha istituito delle commissioni nazionali in 23 paesi. Fondato nel 1984 il Comitato ha sponsorizzato workshops, seminari, corsi di formazione per infermiere e levatrici tradizionali, campagne di informazione, ricerche e studi sui vari aspetti delle pratiche tradizionali e sulla loro influenza sulla salute di donne e bambini. L’organizzazione delle donne kenyote (Maendeleo ya Wanawake) ha sviluppato un programma per ridurre l’incidenza delle MGF incentrato sulle comunità. In Uganda il programma del Reproductive, Educative and Community Health ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione per dimostrare che tali pratiche possano cambiare senza compromettere i valori della comunità.

Convinzioni e pratiche che riguardano le MGF sembrano basate sul desiderio di controllare la sessualità femminile e consolidare i ruoli di genere prestabiliti. Esse dimostrano che la soddisfazione sessuale maschile è comunque prioritaria rispetto a quella femminile (anche se comporta dei rischi per la salute riproduttiva delle donne) e mettono in evidenza la profonda ambivalenza degli uomini rispetto ai bisogni sessuali e alle richieste delle donne.

Affinchè gli sforzi per eliminare le MGF abbiano successo è necessario procedere con grande sensibilità perché le convinzioni culturali hanno una forte tenuta. Occorre assicurarsi la collaborazione e la comprensione dei leader della comunità e delle stesse donne che sono state sottoposte a tale pratica. Le MGF fanno parte di una miriade di pratiche culturali, alcune delle quali sono benefiche per la salute, come l’astinenza prima del matrimonio, il prolungato allattamento al seno, l’astinenza post-partum e altri metodi per far aumentare l’intervallo fra le nascite. L’osservanza delle tradizioni e la solidarietà all’interno della comunità possono rafforzare pratiche che hanno benefici effetti sulle famiglie e sulla società, ma bisogna opporsi a quegli usi che danneggiano l’integrità fisica e attentano alla dignità personale delle singole donne.

 

Molti paesi africani hanno approvato leggi che proibiscono la pratica: Burkina Faso, Costa d’Avorio, Etiopia, Djibouti, Egitto, Ghana, Guinea, Repubblica Centro Africana, Senegal, Tanzania, Togo, Uganda.

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Le norme internazionali contro le MGF

 

Anche se non le nominano specificamente, diverse convenzioni e trattati internazionali proibiscono di fatto le MGF riconoscendole come una violazione dei diritti umani, dei diritti delle donne e dei diritti dell’infanzia.

 

Diritti umani

Ci sono 5 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1948 che insieme costituiscono una base per condannare le MGF:

    -art. 2  sulla discriminazione

    -art. 3 sul diritto alla sicurezza della persona

    -art. 5 sui trattamenti crudeli, inumani e degradanti

    -art. 12 sulla privacy

    -art. 25 sul diritto al minimo standard di vita (incluse adeguate cure sanitarie) e protezione della maternità e dell’infanzia

Da questa Dichiarazione discendono la Convenzione sui Diritti Civili e Politici e la Convenzione sui Diritti Economici Sociali e Culturali. Entrambe contengono articoli che possono essere riferiti alle MGF.

Speciali comitati controllano il rispetto di queste convenzioni da parte dei paesi firmatari.

 

Diritti delle donne

Il principale trattato a tutela dei diritti delle donne è la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW) approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1979 e ratificata da 165 paesi di cui 35 africani.

Per combattere le MGF ci si può richiamare agli articoli 2.F e 5.A della prima parte della convenzione.

 

Diritti dell’infanzia

“Gli Stati devono prendere tutte le misure efficaci ed appropriate per abolire le pratiche tradizionali che possono risultare pregiudizievoli alla salute dei fanciulli”.

Terzo paragrafo dell’art. 24 della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia, approvata dall’Assemblea Generale dell’ONU del 1989.

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L´Unione Europea e le MGF

 

Il   20 settembre 2001  il Parlamento Europeo ha  approvato la risoluzione  2001/ 2035 sulle MGF  i cui punti più qualificanti sono i seguenti:

  • la condanna delle MGF come violazione dei fondamentali diritti umani
  • la necessità di armonizzare le legislazioni all’interno dell’Unione Europea  al fine di prevenire e combattere le MGF
  • l’opposizione ad ogni medicalizzazione  delle MGF  e la necessità di linee guida per gli operatori sanitari coinvolti in questa pratica.
  • Il coinvolgimento dei membri delle comunità immigrate al fine di eradicare tale pratica
  • La richiesta alla Commissione Europea e agli Stati membri  di effettuare ricerche al fine di accertare l’estensione di questo fenomeno all’interno degli  stati membri
  • .la richiesta alla Commissione di elaborare una strategia completa al fine di eliminare le MGF nell’Unione Europea, incluse misure preventive  legali e amministrative, meccanismi educativi e sociali  per  far sì che le donne che sono più a rischio di diventare vittime ottengano una reale protezione, organizzazione di campagne di sensibilizzazione nazionali e internazionali mirate soprattutto a operatori medici e sociali, insegnanti, educatori, famiglie immigrate, polizia ,legislatori e politici in particolare nei paesi in cui si effettuano le MGF
  • le campagne di prevenzione non dovrebbero stigmatizzare le comunità immigrate

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L´Italia e le MGF

BAMBINE A RISCHIO. LE CIFRE ITALIANE

 

Di Valeria Guelfi

 

Esiste davvero un “rischio infibulazione” in Italia? Una risposta può essere fornita soltanto da un’analisi dei dati statistici sulla presenza nel nostro paese di donne provenienti dai paesi dove le mutilazioni sono praticate. I dati che abbiamo elaborato provengono dal Ministero dell’Interno e indicano il numero di immigrate africane presenti in Italia nel 1997. Non vengono qui presi in esame tutti i paesi africani, ma solo quelli dove viene praticata una qualche forma di mutilazione sessuale. In particolare: Burkina Faso, Cameroun, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Kenya, Mauritania, Nigeria, Repubblica Araba Unita, Repubblica centro Africana, Senegal, Somalia e Sudan. Si tratta inoltre soltanto delle immigrate con regolare permesso di soggiorno: è molto probabile dunque che le cifre sarebbero più elevate se si potesse conteggiare anche coloro che vivono in Italia clandestinamente.

Il numero di donne è suddiviso in 4 fasce di età (0-8 anni, 8-14, 14-40, oltre 40) per paese di provenienza e per provincia italiana di residenza.

Le prime due fasce di età permettono di individuare le “bambine a rischio”, cioè quelle che nel proprio paese di origine sono nell’età in cui vengono praticate le mutilazioni.

In totale erano presenti in Italia nel 1997 39.319 donne provenienti da questi 16 paesi, di queste 217 della prima fascia di età e 250 della seconda.

Somalia, Nigeria, Ghana, Etiopia, Repubblica Araba Unita e Costa d’Avorio sono nell’ordine i paesi da cui proviene la maggioranza delle immigrate. Analizzando la distribuzione sul territorio nazionale scopriamo che in Lombardia risiedono 1283 somale, in Toscana 1477, nel Lazio 1955 su un totale nazionale di 7889 donne, di cui 40 appartenenti alle prime due fasce di età.

Per quanto riguarda le nigeriane, nel Lazio ce ne sono 1519,  in Piemonte 1025, in Veneto 869, in Emilia Romagna 864 e 855 in Lombardia su un totale nazionale di 7116 di cui 46 tra 0 e 14 anni.

Dal Ghana provengono in totale 6096 donne: ne troviamo 1771 in Veneto, 1362 in Lombardia, 971 in Emilia Romagna, 955 in Sicilia e 236 nel Lazio.

Appartengono alle prime due fasce di età 108 Ghaniane. Le Etiopi sono 5373, di cui 2600 nel Lazio, 1502 in Lombardia, 446 in Emilia Romagna, 316 in Toscana, 258 in Campania e 156 in Sicilia: 89 di loro hanno un’età compresa tra 0 e 14 anni.

Provengono dalla repubblica Araba Unita in totale 4571 donne, di cui oltre la metà (2359) vivono in Lombardia, 1128 nel Lazio, 245 in Piemonte e 209 in Toscana. Nelle prime due fasce di età ne troviamo 72.

Le donne che provengono dalla Costa d’Avorio sono in totale 2500. In Lombardia ce ne sono 521, in Sicilia 288, in Piemonte 206, in Campania 190, nel Lazio 175 e in Emilia Romagna 155. Di queste 28 rientrano nelle prime due fasce di età.

Come si può notare la maggioranza delle immigrate risiede nell’Italia settentrionale e centrale. Le regioni con la percentuale più alta di immigrate sono: Lombardia, Veneto, Piemonte al nord; Lazio, Emilia Romagna, Toscana al centro; Sicilia e Campania al sud. La stragrande maggioranza delle immigrate ha un’età compresa tra i 15 e i 40 anni (31545 donne su un totale di 39319). Sono 7307 le immigrate con più di 40 anni.

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La legge italiana punisce le mutilazioni dei genitali femminili

 

Il diritto alla salute e all’integrità fisica è inscritto nella Costituzione Italiana. Le mutilazioni dei genitali femminili costituiscono una violazione di questo diritto: sono considerate una lesione personale grave o gravissima a seconda del tipo di MGF praticato, punita dagli articoli 582 e 583 del Codice Penale con la reclusione da 3 mesi fino a un massimo di 7 anni.

 

La Costituzione della Repubblica

Art. 32  La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della comunità e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario per legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

 

Il Codice Penale

Art. 582  Lesioni personali

Chiunque cagiona ad alcuno una lesione personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente è punito con la reclusione da 3 mesi a 3 anni. Se la malattia ha una durata non superiore ai 20 giorni e non occorre alcuna delle circostanze aggravanti previste nell’art. 583, il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Art. 583  Circostanze aggravanti (lesione personale grave e gravissima)

La lesione personale è grave e si applica la reclusione da 3 a 7 anni:

    1.se dal fatto deriva una malattia che mette in pericolo la vita della persona offesa ovvero una malattia o un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai 40 giorni;

    2.se il fatto produce l’indebolimento permanente di un senso o di un organo;

    3.se la persona offesa è donna incinta e dal fatto deriva l’acceleramento del parto

 

La lesione personale è gravissima e si applica la reclusione da 6 a 12 anni se dal fatto deriva:

    1.una malattia certamente o probabilmente insanabile;

    2.la perdita di un senso;

    3.la perdita di un arto o una mutilazione che renda l’arto inservibile ovvero la perdita dell’uso di un organo o della capacità di procreare ovvero una permanente e grave difficoltà della favella

    4.la deformazione ovvero lo sfregio permanente del viso;

    5.l’aborto della persona offesa

 

Il codice civile

Art. 5  Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quanto siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume

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Pubblicazioni

 

Riportiamo qui di seguito un elenco di alcune pubblicazioni prodotte da AIDOS:

 

La legge giusta. Il trattamento giuridico delle mutilazioni dei genitali femminili

Esame degli atti normativi a livello nazionale e internazionale utilizzabili nella lotta alle MGF (convenzioni sui diritti umani, risoluzioni delle Conferenze mondiali ONU, leggi applicate in Italia, sintesi delle leggi nazionali esistenti sulle MGF), con un saggio introduttivo della sociologa del diritto Tamar Pitch.

 

Mutilazioni dei genitali femminili. Conoscerle, prevenirle, curare chi le ha subite.

Guida per operatori e operatrici sanitari e per i/le insegnanti, contenente la descrizione delle MGF, le loro conseguenze sulla salute psico-fisica delle donne, i trattamenti sanitari, in particolare in caso di gravidanza, indicazioni su come identificare le bambine a rischio e sui possibili interventi.

 

Mutilazioni dei genitali femminili. Si crede che…invece… perché questa pratica deve finire.

Un volumetto rivolto a immigrate/i. Realtà e credenze sulle MGF, conseguenze sanitarie, leggi vigenti in Italia e un indirizzario di associazioni, ospedali che offrono assistenza sanitari ad hoc per chi è immigrato/a dall’Africa (in corso di stampa).

 

Books and documents. Annotated bibliography on female genital mutilation.

Bibliografia sulle mutilazioni dei genitali femminili con descrizione dei testi a cura del Centro Documentazione AIDOS. Contiene anche una selezione di video, siti internet, principali associazioni di donne europee e africane che lavorano per sradicare questa pratica. Testo in inglese.

 

Locandina sulle mutilazioni dei genitali.

Nel formato verticale 70x33 cm., con un disegno di Lydia e lo slogan “Mutilazioni dei genitali femminili. Una ferita sempre aperta”. Stampato in 1000 copie, è destinato ai consultori.

 

I volumi sono disponibili su richiesta all’AIDOS  via dei Giubbonari 30- 00186 Roma. Tel. 06/6873214 o 6873196  fax 06/6878549.

 

Si ringrazia sentitamente AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) per aver consentito la riproduzione  su Uicemp News  di alcuni articoli desunti da sue pubblicazioni.

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