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“ ANCHE SE ALCUNE PRATICHE CULTURALI, QUALI LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI, POSSONO APPARIRE PRIVE DI SENSO O DISTRUTTIVE DAL PUNTO DI VISTA DI ALTRI, ESSE IN REALTA’ HANNO UN SIGNIFICATO E UNA FUNZIONE PER COLORO CHE LE PRATICANO. LA CULTURA PERO’ NON E’ STATICA ……LE PERSONE MODIFICHERANNO IL LORO COMPORTAMENTO QUANDO AVRANNO CAPITO I RISCHI E L’INDEGNITA’ DELLE PRATICHE DANNOSE E QUANDO AVRANNO REALIZZATO CHE E’ POSSIBILE RINUNCIARVI SENZA PER QUESTO DOVER VENIR MENO AGLI ASPETTI SIGNIFICATIVI DELLA LORO CULTURA” ( Dichiarazione sulle mutilazioni genitali femminili promulgata nel 1997 congiuntamente da OMS, UNICEF, UNFPA ) |
Secondo la classificazione fatta dall’OMS si possono distinguere 4 tipi principali di mutilazioni. Primo tipo Consiste nel recidere il prepuzio o nella asportazione parziale o totale della clitoride. “Sunna” è il nome tradizionalmente usato per designare questo tipo di mutilazione. Secondo tipo o escissione Consiste nel recidere il prepuzio e nell’asportazione, oltre che della clitoride, di parte o di tutte le piccole labbra Terzo tipo o infibulazione o circoncisione faraonica E’ la forma di intervento più cruenta e consiste nell’escissione della clitoride e nell’asportazione delle piccole labbra e anche soprattutto in passato, ma in area rurale ancora oggi dell’asportazione parziale o totale delle grandi labbra e nella successiva cucitura dell’apertura vaginale ridotta a un piccolo pertugio non più grande di un chicco di riso o di miglio per permettere la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Quarto tipo include tutta una serie di procedure che vanno dal trafiggere o punzecchiare lievemente la clitoride in modo da farne uscire alcune gocce di sangue a tutta un’ampia casistica di manipolazioni che variano molto da un’etnia a un’altra allungamento della clitoride o delle labbra, cauterizzazione della clitoride , taglio della vagina, introduzione in vagina di sostanze corrosive per restringerla o renderla asciutta. Sono tutti interventi che, nella maggioranza dei casi, vengono effettuati senza anestesia da praticanti tradizionali e comportano un alto tasso di mortalità, di complicazioni sanitarie e di disturbi psicologici. |
Il 20 settembre 2001 il Parlamento Europeo ha approvato la risoluzione 2001/ 2035 sulle MGF i cui punti più qualificanti sono i seguenti:
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BAMBINE A RISCHIO. LE CIFRE ITALIANE
Di Valeria Guelfi
Esiste davvero un “rischio infibulazione” in Italia? Una risposta può essere fornita soltanto da un’analisi dei dati statistici sulla presenza nel nostro paese di donne provenienti dai paesi dove le mutilazioni sono praticate. I dati che abbiamo elaborato provengono dal Ministero dell’Interno e indicano il numero di immigrate africane presenti in Italia nel 1997. Non vengono qui presi in esame tutti i paesi africani, ma solo quelli dove viene praticata una qualche forma di mutilazione sessuale. In particolare: Burkina Faso, Cameroun, Costa d’Avorio, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea, Kenya, Mauritania, Nigeria, Repubblica Araba Unita, Repubblica centro Africana, Senegal, Somalia e Sudan. Si tratta inoltre soltanto delle immigrate con regolare permesso di soggiorno: è molto probabile dunque che le cifre sarebbero più elevate se si potesse conteggiare anche coloro che vivono in Italia clandestinamente. Il numero di donne è suddiviso in 4 fasce di età (0-8 anni, 8-14, 14-40, oltre 40) per paese di provenienza e per provincia italiana di residenza. Le prime due fasce di età permettono di individuare le “bambine a rischio”, cioè quelle che nel proprio paese di origine sono nell’età in cui vengono praticate le mutilazioni. In totale erano presenti in Italia nel 1997 39.319 donne provenienti da questi 16 paesi, di queste 217 della prima fascia di età e 250 della seconda. Somalia, Nigeria, Ghana, Etiopia, Repubblica Araba Unita e Costa d’Avorio sono nell’ordine i paesi da cui proviene la maggioranza delle immigrate. Analizzando la distribuzione sul territorio nazionale scopriamo che in Lombardia risiedono 1283 somale, in Toscana 1477, nel Lazio 1955 su un totale nazionale di 7889 donne, di cui 40 appartenenti alle prime due fasce di età. Per quanto riguarda le nigeriane, nel Lazio ce ne sono 1519, in Piemonte 1025, in Veneto 869, in Emilia Romagna 864 e 855 in Lombardia su un totale nazionale di 7116 di cui 46 tra 0 e 14 anni. Dal Ghana provengono in totale 6096 donne: ne troviamo 1771 in Veneto, 1362 in Lombardia, 971 in Emilia Romagna, 955 in Sicilia e 236 nel Lazio. Appartengono alle prime due fasce di età 108 Ghaniane. Le Etiopi sono 5373, di cui 2600 nel Lazio, 1502 in Lombardia, 446 in Emilia Romagna, 316 in Toscana, 258 in Campania e 156 in Sicilia: 89 di loro hanno un’età compresa tra 0 e 14 anni. Provengono dalla repubblica Araba Unita in totale 4571 donne, di cui oltre la metà (2359) vivono in Lombardia, 1128 nel Lazio, 245 in Piemonte e 209 in Toscana. Nelle prime due fasce di età ne troviamo 72. Le donne che provengono dalla Costa d’Avorio sono in totale 2500. In Lombardia ce ne sono 521, in Sicilia 288, in Piemonte 206, in Campania 190, nel Lazio 175 e in Emilia Romagna 155. Di queste 28 rientrano nelle prime due fasce di età. Come si può notare la maggioranza delle immigrate risiede nell’Italia settentrionale e centrale. Le regioni con la percentuale più alta di immigrate sono: Lombardia, Veneto, Piemonte al nord; Lazio, Emilia Romagna, Toscana al centro; Sicilia e Campania al sud. La stragrande maggioranza delle immigrate ha un’età compresa tra i 15 e i 40 anni (31545 donne su un totale di 39319). Sono 7307 le immigrate con più di 40 anni. |
Riportiamo qui di seguito un elenco di alcune pubblicazioni prodotte da AIDOS:
La legge giusta. Il trattamento giuridico delle mutilazioni dei genitali femminili Esame degli atti normativi a livello nazionale e internazionale utilizzabili nella lotta alle MGF (convenzioni sui diritti umani, risoluzioni delle Conferenze mondiali ONU, leggi applicate in Italia, sintesi delle leggi nazionali esistenti sulle MGF), con un saggio introduttivo della sociologa del diritto Tamar Pitch.
Mutilazioni dei genitali femminili. Conoscerle, prevenirle, curare chi le ha subite. Guida per operatori e operatrici sanitari e per i/le insegnanti, contenente la descrizione delle MGF, le loro conseguenze sulla salute psico-fisica delle donne, i trattamenti sanitari, in particolare in caso di gravidanza, indicazioni su come identificare le bambine a rischio e sui possibili interventi.
Mutilazioni dei genitali femminili. Si crede che…invece… perché questa pratica deve finire. Un volumetto rivolto a immigrate/i. Realtà e credenze sulle MGF, conseguenze sanitarie, leggi vigenti in Italia e un indirizzario di associazioni, ospedali che offrono assistenza sanitari ad hoc per chi è immigrato/a dall’Africa (in corso di stampa).
Books and documents. Annotated bibliography on female genital mutilation. Bibliografia sulle mutilazioni dei genitali femminili con descrizione dei testi a cura del Centro Documentazione AIDOS. Contiene anche una selezione di video, siti internet, principali associazioni di donne europee e africane che lavorano per sradicare questa pratica. Testo in inglese.
Locandina sulle mutilazioni dei genitali. Nel formato verticale 70x33 cm., con un disegno di Lydia e lo slogan “Mutilazioni dei genitali femminili. Una ferita sempre aperta”. Stampato in 1000 copie, è destinato ai consultori.
I volumi sono disponibili su richiesta all’AIDOS via dei Giubbonari 30- 00186 Roma. Tel. 06/6873214 o 6873196 fax 06/6878549.
Si ringrazia sentitamente AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) per aver consentito la riproduzione su Uicemp News di alcuni articoli desunti da sue pubblicazioni. |
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