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 1 - Mar 2000  2 - Sett 2000  3 - Apr 2001  4 - Sett 2001  5 - Mar 2002  6 - Ott 2002

In questo numero ...

* Editoriale

* Caratteristiche di un consultorio “adatto” agli adolescenti

* Nel mondo: uno sguardo sul panorama giovani

* L’attività sessuale dei giovani: differenze tra maschi e femmine

* La conoscenza della sessualità e della contraccezione

* Usare l´educazione tra coetanei per ridurre le gravidanze in adolescenza

* Il coinvolgimento con gli adolescenti: prospettive future

 

 

Editoriale

A molti sembrerà strano che l’UICEMP riprenda in un numero monografico del suo notiziario il tema dell’adolescenza. Sono passati 18 anni da quando alcuni centri Uicemp hanno aperto dei loro spazi specifici per gli adolescenti: era il marzo 1983. In tutti questi anni si sono succeduti seminari, convegni, pubblicazioni sui vari aspetti legati all’adolescenza, la sessualità, l’educazione sessuale, l’accesso ai servizi consultoriali. E’ stato detto, crediamo, praticamente tutto. Perché quindi riprendere un tema così ampiamente analizzato e discusso?

Perché, né a livello italiano, né soprattutto mondiale si sono risolti i problemi di insicurezza, dubbi, ignoranza e rischio da parte degli adolescenti rispetto a una vita sessuale attiva. Inoltre, così come cambiano i costumi sociali, cambiano gli adolescenti, mentre gli operatori socio-sanitari “storici” dei servizi consultoriali invecchiano e si allontanano forse dalle loro parti adolescenziali, filtrando sempre più il contatto con i giovanissimi.

In molte regioni italiane sono stati organizzati “spazi adolescenti” nei consultori familiari pubblici; crediamo però che siano più le regioni e le zone dove ancora non si sia fatto niente e dove di fatto l’accesso ai servizi di informazione, counselling e risposte psico-mediche ai diversi bisogni siano inesistenti. Ciò significa quindi che buona parte degli adolescenti italiani devono cavarsela da soli, con l’aiuto di amici, riviste, libri o internet.

Attrarre gli adolescenti ai servizi è cosa non semplice, ma possibile. Ecco perché abbiamo deciso di riprodurre una tabella di una ricerca del 1987, che riteniamo ancora valida  in quanto gli stessi concetti e le stesse caratteristiche che dovrebbe avere un servizio consultoriale per adolescenti sono stati ripresi due anni fa da un gruppo internazionale di giovani, che ha stilato un manifesto politico sui diritti dei giovani rispetto alla salute sessuale e riproduttiva.

Da un’attenta lettura dei due scritti, così diversi nel tempo e negli obiettivi , emergono le stesse caratteristiche fondamentali che un servizio creato a misura di giovanissimi dovrebbe avere.

 

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Caratteristiche di un consultorio “adatto” agli adolescenti

 

Qualità di un consultorio per adolescenti:

 

  • più pubblicizzato, presentato nelle scuole, fatto conoscere ai ragazzi
  • sempre aperto, disponibile, consultabile spesso e con disinvoltura, dove uno possa entrare senza problemi, pronto per qualsiasi visita e di qualsiasi genere
  • privo di barriere burocratiche (appuntamenti, prenotazioni); poter andare quando se ne ha bisogno senza appuntamenti e senza aspettare tanto tempo
  • efficiente, funzionale, ben organizzato
  • confortevole, amichevole, accogliente, che metta a proprio agio, “in cui quando entri non devi assolutamente essere in imbarazzo”, “sentirsi come a casa propria”
  • serio, informato, responsabile, attuale (centrato sui problemi dei giovani d’oggi)
  • discreto, riservato

 

Competenze degli operatori:

 

  • persone esperte, qualificate, competenti con esperienza, specializzate
  • sensibili, disponibili, che mettano a proprio agio il ragazzo, aperte al dialogo, amiche, comprensive
  • efficienti, attive
  • giovani (giovanili)
  • capaci di ascoltare, di capire i problemi dei giovani, di chiarire i dubbi, di dare i giusti consigli, di aiutare ad affrontare i problemi, di aiutare a risolvere i problemi

 

Funzioni che un consultorio dovrebbe svolgere:

 

  • dare informazioni, spiegazioni, chiarimenti su problemi sessuali e su problemi adolescenziali
  • dare consigli
  • aiutare, dare appoggio e assistenza
  • capire le esigenze dei giovani
  • risolvere insieme i problemi

 

* Tabella ripresa da: Berti, Ceroni et al: (1987) La prima volta. Un’indagine sulla scoperta della sessualità nell’adolescenza, F. Angeli, Milano

 

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Nel mondo: uno sguardo sul panorama giovani

 

La sessualità degli adolescenti

 

Per la prima volta alla Conferenza del Cairo su Popolazione e Sviluppo la comunità internazionale ha riconosciuto formalmente che la salute sessuale e riproduttiva degli adolescenti coinvolge una serie di bisogni sostanzialmente diversi dai bisogni degli adulti. In precedenza i servizi sanitari avevano completamente ignorato le esigenze dei giovani.

Il programma di azione sottolinea:

  • i giovani di entrambi i sessi sono in genere poco informati su come prevenire gravidanze indesiderate e malattie trasmesse per via sessuale, incluso l’AIDS. Hanno bisogno di informazioni esaurienti e della possibilità di accedere ai servizi, con particolare diritto alla privacy, alla riservatezza, al rispetto e al consenso consapevole.
  • Le madri adolescenti affrontano un rischio di morte per parto superiore alla media e fra i loro bambini si registrano più alti livelli di mortalità e di morbilità. Inoltre, matrimonio e gravidanza precoci impediscono alle donne di usufruire di piene opportunità di istruzione e di lavoro.
  • L’alto numero di gravidanze, parti e aborti pericolosi fra le adolescenti riflette una mancanza di opportunità educative ed economiche. Le giovani donne e le ragazze, in particolare quelle povere, sono spinte a iniziare l’attività sessuale molto presto e sono esposte in modo particolare agli abusi sessuali, alla violenza e alla prostituzione.
  • Gli uomini giovani devono imparare a rispettare l’autodeterminazione delle donne e a dividere con loro le responsabilità in materia di sessualità e di riproduzione.

 

L’attività sessuale precoce

 

L’inizio dell’attività sessuale, il matrimonio e la maternità sono tra gli eventi più importanti nella vita delle donne e tradizionalmente portano nuove responsabilità e cambiamenti nello status sociale. I cambiamenti verificatisi nella maggior parte delle società durante le ultime due o tre generazioni hanno alterato i modelli sociali tradizionali e, in qualche modo, hanno aumentato i rischi per gli individui, le famiglie e le comunità.

Un cambiamento molto importante è stato la separazione dei tre eventi, a volte distanti diversi anni. I miglioramenti nell’alimentazione hanno condotto ad un abbassamento dell’età della maturazione sessuale delle ragazze. Anche se questa tendenza potrebbe attenuarsi, in alcuni paesi e in particolare fra i gruppi socio-economici più alti, il risultato è che le giovani donne sono a rischio di gravidanza due anni prima. Nello stesso tempo l’età del matrimonio si è innalzata.

Il sesso prima del matrimonio è scoraggiato in molte società sebbene poi molte lo permettano in varie forme, almeno per i ragazzi. Ma anche questo sta cambiando e il sesso fra adolescenti non sposati è un fenomeno con cui molte società devono imparare a confrontarsi.

Nonostante le difficoltà nella raccolta di dati sistematici sono stati identificati alcuni modelli generali di comportamento sessuale degli adolescenti.

In quasi tutta l’Asia, inclusi gli Stati Arabi e il Medio Oriente, matrimonio e gravidanza cominciano presto. L’attività sessuale prematrimoniale non è diffusa così come le gravidanze e le nascite al di fuori del vincolo coniugale. Ma le percentuali di gravidanze durante l’adolescenza sono alte. L’Africa sub-sahariana assomiglia al modello asiatico anche se l’esperienza sessuale prematrimoniale è più comune.

In molti paesi industrializzati si comincia a far sesso a metà dell’adolescenza, mentre ci si sposa relativamente tardi. In alcuni paesi si registrano alte percentuali di gravidanza durante l’adolescenza e un numero crescente di giovani madri non sposate che allevano i figli da sole.

In altri ci sono basse percentuali di gravidanze e di aborti e una diffusione maggiore di moderni metodi contraccettivi. In questi paesi gli adolescenti ricevono anche una più completa educazione sessuale.

La percentuale di adolescenti sessualmente attivi prima dei 16 anni è in costante aumento nei paesi industrializzati. In Gran Bretagna e in Irlanda del Nord, per esempio, meno del 2% delle donne e del 10% degli uomini attualmente sopra i 50 anni dice di aver avuto il primo rapporto sessuale a 16 anni; tra i giovani sotto i 20 anni invece le percentuali salgono al 18,7% e al 27,6% rispettivamente. Simili percentuali sono state riscontrate negli Stati Uniti, in Olanda e in Svezia.

 

I giovani di entrambi i sessi sono comunemente poco informati su come prevenire gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili compreso l’AIDS 

 

La precoce attività sessuale espone spesso gli adolescenti al rischio di gravidanze e malattie. Gli anticoncezionali sono usati raramente: prendere tali precauzioni è spesso sentito come riflesso di una premeditazione invece che di un atto di spontaneità. I maschi cominciano l’attività sessuale in età più giovane, hanno più partners e più relazioni occasionali, esponendo così se stessi e le proprie partners a rischi maggiori. La curiosità e l’approvazione dei coetanei costituiscono una parte significativa delle loro motivazioni. Le ragazze di solito affermano che le loro esperienze sono basate sull’amore e sul desiderio di compiacere il partner; possono correre grandi rischi proprio per paura di compromettere il rapporto. Molte volte le prime esperienze sessuali sono frutto della forzatura o della coercizione da parte di partner più vecchi. Per le giovani ragazze di famiglie povere piò essere difficile resistere agli incentivi economici al sesso.

 

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L’attività sessuale dei giovani: differenze tra maschi e femmine

 

Nel mondo la grande maggioranza dei maschi fra i 15 e i 19 anni con qualche esperienza sessuale non è sposata, mentre due terzi e più delle coetanee con qualche esperienza sessuale sono sposate. L’età dell’iniziazione sessuale cambia molto a secondo del paese e del sesso.

Le ragazze che hanno avuto il primo rapporto sessuale completo prima del compimento dei 17 anni sono il 72% in Mali, il 53% in Giamaica, il 52% in Ghana, il 47% negli Stati Uniti, il 45% nella Tanzania. Queste percentuali sono dalle 7 alle 10 volte superiori di quelle della Thailandia (7%) e delle Filippine (6%).

La percentuale di maschi che ha avuto un rapporto completo prima del 17° compleanno raggiunge il 76% in Giamaica, il 64% negli USA e il 63% in Brasile, percentuali circa 10 volte superiori a quella delle Filippine (7%).

Le differenze fra maschi e femmine sono molto forti sia in Ghana che in Mali dove diventa sessualmente attiva in età precoce una percentuale più elevata di femmine che di maschi; e in Brasile, Costarica, Repubblica Dominicana, Perù, Thailandia dove è vero il contrario.

 

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La conoscenza della sessualità e della contraccezione

 

In tutto il mondo gli adolescenti lamentano la mancanza di informazioni adeguate su procreazione, sessualità, pianificazione familiare e salute. L’esposizione ai rischi di una gravidanza precoce aumenta laddove sia i giovani che i loro genitori non sono informati sulla sessualità e sulla contraccezione, come avviene in molte parti del mondo. I genitori si sentono a disagio nel parlare con i propri figli di questioni sessuali e le informazioni (in buona parte scorrette) vengono trasmesse a ragazze e ragazzi dai loro coetanei. Il basso livello di istruzione generale concorre a diminuire le possibilità dei giovani di accedere a informazioni sulle pratiche salutari e sui rischi che corrono in tutti gli aspetti della vita.

Difensori della “vita familiare” e sostenitori dell’educazione sessuale devono confrontarsi con il rischio persistente che l’educazione sessuale conduca alla promiscuità.

Le ricerche indicano invece che l’educazione sessuale incoraggia un comportamento sessuale responsabile, con livelli più alti di astinenza, un inizio più tardo dell’attività sessuale, un maggior uso di contraccettivi e un minor numero di partners. Questi effetti sono amplificati qualora vi sia un rapporto stretto con genitori che discutono apertamente di sesso e di procreazione con i propri figli. Questo tipo di discussioni non sono affatto facili e le ricerche dimostrano che vengono affrontate solo da una minoranza. Inoltre, spesso i genitori stessi sono poco informati su molti aspetti importanti del sesso e della riproduzione. E’ più probabile che le informazioni, insieme alle disinformazioni, provengano dai coetanei. Anche laddove le informazioni e i servizi sulla salute sessuale e riproduttiva sono disponibili, accade che le adolescenti  sposate o meno  non riescano ad approfittarne per via dell’ignoranza del proprio partner, delle aspettative della propria famiglia o della società in cui vivono.

 

I programmi di educazione sessuale possono cambiare efficacemente il comportamento dei giovani.

 

L’UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e la Popolazione) ha riscontrato che durante gli ultimi tre decenni nei programmi scolastici di 79 paesi sono stati inclusi e sviluppati, con l’assistenza tecnica dell’UNESCO, i temi dell’educazione alla “vita familiare”. Gli attuali programmi scolastici cominciano ad affrontare anche la salute e la fisiologia riproduttiva, la pianificazione familiare, la preparazione a una maternità e paternità responsabili, l’incoraggiamento all’astinenza sessuale, la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili e dell’AIDS e un’educazione alla parità tra i sessi per quanto concerne le questioni della popolazione e dello sviluppo. Ma il disagio degli insegnanti nei confronti di certi argomenti, l’opposizione dei conservatori e di alcuni gruppi religiosi, la paura delle critiche dei genitori (anche quando sono stati coinvolti nella stesura dei programmi) e le difficoltà nello stabilire delle priorità sono tutti problemi da affrontare. Opportune consultazioni, una formazione e un sostegno continuo possono aiutare a superare questi ostacoli. E’ necessario modificare i programmi scolastici per renderli più adatti all’età, al genere e all’esperienza degli studenti, e bisogna trovare il modo di raggiungere anche i giovani che non vanno a scuola, compresi i senza tetto, quelli che hanno già dei figli e coloro che praticano sesso commerciale.

Migliorare la capacità di parlare di certi argomenti è stato determinante per ottenere dei risultati. Il cambiamento più importante è stato probabilmente proprio il fatto di aver portato a discutere pubblicamente di argomenti finora considerati tabù. In questo modo miti e convinzioni sbagliate vengono sfatati, si comincia a parlare anche all’interno della famiglia e delle comunità, e le questioni della popolazione, come la salute riproduttiva, diventano parte di un più ampio dibattito nelle politiche nazionali.

 

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Usare l´educazione tra coetanei per ridurre le gravidanze in adolescenza

 

Un’esperienza dalla Repubblica Dominicana

 

Nella Repubblica Dominicana la gravidanza è diventata la principale causa di morte delle ragazze di età compresa tra i 15 e i 19 anni. Quasi una ragazza su 4 di questo gruppo di età è incinta o ha già partorito. Nelle comunità di emarginati che circondano le città principali dove si concentra il 64% della popolazione vi sono pochi servizi per la salute riproduttiva.

Due organizzazioni non governative, l’Associazione Dominicana per il Benessere della Famiglia (Profamilia) e l’Istituto Dominicano per lo Sviluppo Integrato (IDDI) lavorano dal 1997 a espandere l’accesso dei giovani all’educazione sessuale e ai servizi per la salute riproduttiva in 36 quartieri di Santo Domingo e in tre centri urbani minori.

Usando l’educazione fra coetanei e le consulenze, questo progetto , sostenuto dall’UNFPA, mira a ridurre il tasso di gravidanze, di malattie a trasmissione sessuale e di infezione da HIV fra le adolescenti, rendendo i giovani più consapevoli dei rischi sanitari del sesso non protetto. Gli adolescenti vengono incoraggiati a rinviare il primo rapporto sessuale o ad avere un solo partner e restare fedeli.

Circa 360 adolescenti hanno ricevuto una formazione grazie alla quale lavoreranno fra i propri coetanei come consulenti volontari sui temi della salute sessuale e riproduttiva. Ciascuno di essi offre consulenza a 15/30  giovani cui distribuisce materiale informativo e, previo consenso dei genitori, metodi contraccettivi (preservativi, spermicidi e pillole dopo che sono state prescritte per la prima volta da un medico). I casi speciali vengono rinviati ai servizi sanitari e i consulenti assicurano anche il follow-up. Inoltre indicono riunioni cittadine e danno rappresentazioni teatrali per le loro comunità di appartenenza.

In 2 anni il progetto ha offerto consulenza a quasi 9000 giovani, il 30% dei quali non frequenta la scuola. L’aumento della domanda ha dato l’avvio ad attività di educazione nelle scuole, nelle chiese e nei luoghi dove la gente di riunisce. Fra i consulenti e i loro “clienti” si sono sviluppati forti legami di mutuo sostegno, come è emerso anche in seguito al devastante uragano George. Il progetto ha inoltre offerto a 90 medici, infermieri e psicologi del Ministero della Sanità una formazione per l’assistenza sanitaria integrata agli adolescenti e ha prodotto un manuale sulla salute sessuale e riproduttiva, un video e altri materiali informativi.

 

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Il coinvolgimento con gli adolescenti: prospettive future

 

T. Bregozzo e coll. Consultorio Adolescenti di Bussero (ASL Provincia MI 2)

 

Il Consiltorio Adolescenti di Bussero ha, tra i suoi principali obiettivi, la prevenzione  del disagio affettivo - relazionale  e sessuale nella popolazione di età compresa tra i 14 e i 20 anni.

Le strategie attraverso cui raggiungere tali obiettivi sono diversificate in attività esterne (incontri rivolti agli studenti delle scuole medie superiori e corsi di formazione per gli insegnanti sulle tematiche dell’affettività e sessualità, spazi di ascolto psicologico ecc…) e attività interne (consulenza di tipo psicologico per adolescenti e genitori e di tipo sanitario ginecologico e andrologico per le/i ragazze/i).

Il servizio ginecologico prevede la possibilità di accesso a ragazze di età compresa tra i 14 e i 20 anni, quello andrologico (istituito nel febbraio 1994, tre mesi dopo l’apertura del Consultorio Adolescenti stesso) è rivolto a ragazzi di età compresa tra i 14 e i 25 anni e si avvale della presenza dello specialista una volta al mese per 3 ore.

Si è ritenuto di ampliare l’età rispetto all’usuale target del Consultorio Adolescenti per offrire uno Spazio Andrologico anche ai giovani adulti, in un territorio sostanzialmente privo di figure professionali specifiche in tal senso.

Dal febbraio 1994 all’Ottobre 2000 sono stati presi in carico un totale di 100 ragazzi di età compresa tra i 15 e i 25 anni.

Per quanto concerne le fonti di invio al Consultorio Adolescenti ricordiamo: la partner, i genitori, servizi interni alla Asl, medico curante, pubblicità mediante dépliant, presentazione dello spazio Andrologico negli incontri a scuola..

Varie le motivazioni che hanno spinto i ragazzi a rivolgersi al Consultorio Adolescenti:

    §Richiesta di consulenza relativa allo sviluppo corporeo, alla fisiologia sessuale, all’identità sessuale e alla propria virilità, intesa nel senso più ampio del termine.

    §Richiesta di consulenza definita come sessuologica in quanto relativa alla presenza di disfunzioni sessuali (impotenza, eiaculazione precoce,…).

    §Richieste di tipo diagnostico legate alla presenza di una chiara patologia: ritardo puberale, incurvatio penis, fimosi, frenulo breve, MTS, ipoplasia peniena e varicocele (in assoluto la più frequente nella nostra casistica).

 

Al fine di ampliare e diversificare l’attività andrologica per meglio rispondere ai bisogni e alle esigenze dei giovani (anche in ordine ai nuovi assetti territoriali grazie ai quali al vecchio territorio di competenza del Consultorio Adolescenti, cioè la ex ussl 27, si sono aggiunti quelli della ex ussl 39 e ex ussl 25) gli operatori hanno ritenuto opportuno approntare un questionario da somministrare ad un campione di ragazzi delle scuole  medie superiori.

Tale questionario prevede 2 sezioni.

La prima intende valutare il grado di conoscenza di alcuni aspetti dell’apparato genitale maschile e della sua piccola patologia, nonché delle disfunzioni e della fisiologia del rapporto sessuale.

La seconda è finalizzata ad individuare le figure di riferimento in caso di dubbi relativi all’apparato sessuale e al suo funzionamento e ad evidenziare l’eventuale agio/disagio nel rivolgersi all’andrologo.

Infine vengono richiesti suggerimenti e/o proposte per l’organizzazione dello Spazio Andrologico del Consultorio Adolescenti.

Il campione al quale è stato somministrato il questionario è composto di 261 ragazzi, frequentanti la classe terza di 3 istituti superiori del Cernuschese, a utenza prevalentemente maschile (IPSIA Majorana di Cernusco s.n. e Melzo e ITIS Marconi di Gorgonzola), con un range di età compresa tra i 16 e i 18 anni.

 

L’analisi dei risultati del questionario consente di fare alcune interessanti riflessioni.

 

Alla prima domanda, relativamente alla fimosi, solo il 20% dei ragazzi fornisce la risposta corretta, la percentuale di risposte esatte è maggiore per la domanda sul frenulo (41.8%) e per la disfunzione di varicocele si attesta intorno al 37%.

Tenuto conto del numero piuttosto significativo di non risposte (poco più del 20% per ogni quesito) si può supporre che i ragazzi si siano trovati in difficoltà nell’affrontare tali temi. (neanche un ragazzo su due conosce la risposta corretta).

Una informazione più approfondita sembra essere testimoniata dalle risposte relative alla conoscenza delle disfunzioni sessuali maschili e femminili.

Come si vede dalla tabella 5, i ragazzi paiono in grado di orientarsi per quanto concerne le difficoltà maschili nel rapporto sessuale, seppure con delle significative differenze (dal 60.5% per il calo del desiderio al 79.3% per l’eiaculazione precoce).

Meno conosciute le disfunzioni femminili.

Si può ragionevolmente supporre che la giovane età degli intervistati e la relativa esperienza sessuale siano alla base di un certo grado di “ignoranza”.

Stupisce però il 53.6% di conoscenza del “calo del desiderio”: probabilmente le motivazioni accennate sopra hanno fatto interpretare come tale la “ritrosia” che spesso i ragazzi sperimentano nelle loro altrettanto giovani partners di fronte alla scelta di avere rapporti sessuali.

In altri termini si può pensare che i ragazzi siano convinti che esista una differenza notevole nel desiderio sessuale tra maschi e femmine e che la non totale disponibilità delle ragazze al rapporto sessuale sia da attribuire  più ad un aspetto disfunzionale che ad una valutazione più complessa delle relazioni in termini emotivo - sentimental  sessuali.

Alla domanda 5 solo il 5.7% dei ragazzi non ha fornito una risposta.

Il 56.3% conferma i miti sulla virilità espressi dalla relazione: grandi dimensioni del pene = buona intesa sessuale. Una percentuale comunque significativa, pari al 38%, risponde negativamente, consentendo di supporre che i giovani conoscano e siano in grado di utilizzare anche altri parametri di valutazione di ciò che è utile per una buona intesa sessuale.

I possibili interlocutori dei giovani in caso di dubbi circa l’apparato sessuale e il suo funzionamento sono elencati nella domanda 6 (erano possibili più opzioni).

Il 30.6% degli intervistati si rivolgerebbe al Medico Curante, risorse certamente facili a reperirsi e probabilmente già sperimentata come utile.

Una percentuale inferiore (pari al 27.5%) preferirebbe uno specialista  e una ancor più piccola (8.8%) contatterebbe il Consultorio Adolescenti.

Sommando le 3 risposte si evince che il 66.9% dei giovani sceglierebbe comunque una figura medica e quindi riconosce la necessità di porre i quesiti ad un tecnico esperto.

La famiglia è vissuta come interlocutore nel 22.9% dei casi (con percentuale più o meno doppia per il padre versus la madre).

Amici (18%) e ragazza (16.5%) rimangono in ogni caso possibili “confidenti”, anche se le percentuali non elevate di scelta possono far supporre che il tema del confronto con l’altro e della messa in crisi della propria autostima possono limitare l’utilizzo di tale risorsa.

Alla possibilità “Altro” i ragazzi, oltre ad esprimere alcune ovvie e attese provocazioni, hanno suggerito la possibilità di scrivere a giornali specializzati o di leggere testi inerenti la materia.

La domanda 7 si riferisce  all’agio/disagio nel rivolgersi all’andrologo da parte di un ragazzo.

Da segnalare è l’elevata percentuale di non risposte sia nel caso del SI (75.1%), che del NO (49.9%).

Tra i ragazzi che si rivolgerebbero all’andrologo le principali motivazioni vanno ricondotte al riconoscimento di una competenza professionale, alla quale consegue la possibilità di una rassicurazione su dubbi e perplessità circa l’apparato sessuale e il suo funzionamento, in ordine   al conseguimento di una vita sessuale soddisfacente.

Alcuni adolescenti hanno espresso la loro preoccupazione relativamente all’importanza delle problematiche sessuali nella vita di relazione. Per esempio il fare brutte figure nelle prestazioni sessuali è vissuta con grande ansia e timore nel rapporto con la partner.

Tra l’altro più volte è stata ribadita  la connotazione negativa e l’immagine  da “sfigato” di colui che soffre, nell’immaginario o in realtà, di un problema relativo all’apparato genitale o alla sessualità.

Il 50.1% degli intervistati ha risposto che, anche in presenza di problemi, non si rivolgerebbe ad uno specialista.

La stragrande maggioranza dei ragazzi motiva questa scelta riportando come elementi fondamentali  la vergogna, l’imbarazzo, la timidezza, il disagio, la paura, la difficoltà ad esprimere con le parole il problema stesso.

L’altro elemento significativo è il non conoscere la “persona” e le competenze di questo specialista. Per affrontare tematiche così delicate e intime sembrerebbe necessario rivolgersi ad una persona “conosciuta e fidata” (paura del giudizio e del confronto).

Viene segnalata la difficoltà a reperire l’andrologo in ambito territoriale nei servizi preventivi, essendo la struttura ospedaliera connotata in termini unicamente di patologia.

Alcuni ragazzi hanno espresso pregiudizi sull’orientamento sessuale dell’andrologo maschio, identificandolo come ipotetico gay.

Da ultimo sono state formulate alcune proposte per l’organizzazione dello Spazio Andrologico. Viene sottolineata la necessità di una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica su queste tematiche. Inoltre si suggerisce di dare maggiore risalto alla pubblicizzazione dello Spazio Andrologico e di incentivare la realizzazione di incontri informativi con lo specialista da attuarsi nelle scuole o negli altri spazi aggregativi giovanili.

In conclusione possiamo affermare che quanto emerso dal questionario indica l’opportunità e, si potrebbe quasi dire, l’urgenza di una ridefinizione degli obiettivi dei servizi di prevenzione rivolti alla popolazione adolescenziale, al fine di promuovere anche per l’utenza maschile, la costruzione di una cultura della salute sessuale.

Strategie operative e metodologie di contatto e coinvolgimento di una sempre più larga fascia di giovani prevedono quindi investimenti a medio e lungo termine. Tempi lunghi e operatori professionalmente preparati ad affrontare le questioni “andrologiche” contestualizzandole all’interno delle problematiche tipiche dell’adolescenza, appaiono presupposti irrinunciabili per consentire ai ragazzi di superare più facilmente gli elementi di disagio  sopra elencati (vergogna, imbarazzo, ecc…) che ancora oggi, nel terzo millennio, costituiscono un significativo deterrente nell’utilizzo di una utile risorsa.      

 

Per avere il testo completo del questionario o ulteriori informazioni rivolgersi al Consultorio Adolescenti - ASL Milano 2 -  Dipartimento ASSI - Via S. Carlo, 5 - Bussero (Milano) - Tel. 02/95330019 -  Fax 02/95038610..

 

Le informazioni sul panorama giovani sono desunte da: Lo Stato della Popolazione Mondiale - edito dal Fondo Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA) 2000.

 

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