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* Editoriale : Immigrazione e servizi socio sanitari * Carta sui diritti sessuali e riproduttivi dell´I.P.P.F. * Combattere la violenza e la coercizione di cui sono vittime le donne * Lo stupro riconosciuto come crimine contro l´umanità * La salute riproduttiva delle donne immigrate nell´Europa occidentale * Esperienza di un servizio pubblico: il soccorso violenza sessuale di Milano (SVS) * Documenti: Adolescenti a confronto * Comunicazioni: Progetto Daphne
Immigrazione e servizi socio sanitari Antonietta Corradini - Segretaria Nazionale Uicemp
In poco più di un anno l'UICEMP ha organizzato tre convegni centrati sulle problematiche - concernenti la salute sessuale - dell'accesso ai servizi socio-sanitari da parte della popolazione immigrata. Il primo nel novembre 1998 a Milano (sono disponibili gli atti), il secondo a Segrate (Milano) nel febbraio 2000 ed il terzo a Roma nel giugno 2000. Dalle varie relazioni è emerso che per quanto riguarda la tutela della gravidanza le modalità di accesso ai servizi tra le donne immigrate e la popolazione italiana sono sostanzialmente uguali, pur con maggior ritardo al ricorso da parte delle immigrate. Per quanto invece concerne l'IVG e la contraccezione, la carenza di dati statistici certi impedisce di fornire valide indicazioni sulla reale situazione. Le differenze culturali e quindi di atteggiamento da parte delle donne immigrate rendono indubbiamente più problematica la tutela della loro salute sessuale e riproduttiva. Che fare? Dimenticare questa fascia di utenza o farsene carico? Se un servizio decide di farsene carico, in che modo, con quali strategie e aiuti può operare in un periodo particolarmente precario per i consultori familiari? Ameno tre sono i campi di riflessione e di possibile intervento: * Accesso ai servizi: conoscenza sulla loro ubicazione e facilità a raggiungerli, orari di apertura, velocità e/o flessibilità nel sistema degli appuntamenti. La donna immigrata ha ambiti di libertà limitata dovendo spesso assistere anziani, bambini o famiglie. La rigidità organizzativa di un servizio si scontra perciò con la stessa rigidità non voluta da parte di questa fascia di utenza. Come quindi favorire un incontro? * Comunicazione con la donna o la coppia immigrata: è inutile qui parlare delle difficoltà linguistiche di comunicazione. Anche altre sono le barriere: differenze culturali, pregiudizi, resistenze da entrambe le parti. Una possibile soluzione è certamente la mediazione culturale istituzionalizzata o meno. Gli operatori dei consultori familiari, se fosse loro dato tempo e agio istituzionale, avrebbero molti strumenti per decodificare dal non verbale ansie, approvazione, dubbio ecc. e, in questo modo, imparare a cogliere e far propria una cultura altra. * Rete delle comunità sul territorio: le comunità immigrate dall'estero comunicano al loro interno molto di più che se fossero nel loro paese di origine. In Inghilterra molti servizi legati alla salute riproduttiva hanno avuto successo quando si sono saldamente ancorati alle comunità immigrate e hanno saputo "utilizzarle" come risorse di organizzazione dei servizi e di facilitazione di accesso agli stessi nel pieno rispetto delle differenze di tempi e obiettivi. Uno dei ruoli importanti della mediazione culturale potrebbe quindi essere questo: costruzione di una rete intercomunicante tra servizi e realtà italiana e bisogni e aspettative delle comunità immigrate. I consultori familiari italiani sono da sempre abituati ad andare controcorrente e a sfidare le insufficienze del sistema socio-sanitario e le difficoltà a creare bisogni di prevenzione nella popolazione italiana e a rispondervi. La sfida dell'immigrazione è nuova: perchè non provare a dare una qualche risposta, come già molti servizi stanno facendo? Attendiamo resoconti di esperienze, ricerche e riflessioni da parte vostra.
Carta sui diritti sessuali e riproduttivi dell'IPPF
Nel 1995 l'IPPF, International Planned Parenthood Federation, e le 127 associazioni che allora ne facevano parte, hanno approvato una Carta dei Diritti Sessuali e Riproduttivi basata sulla legislazione internazionale dei Diritti Umani. I 12 Diritti della Carta sono: 1. Il diritto alla vita, che significa tra l'altro che la vita di nessuna donna dovrebbe essere messa in pericolo a causa di una gravidanza. 2. Il diritto alla libertà e alla sicurezza della persona, che riconosce che tutti gli esseri umani devono essere liberi di godere e controllare la propria vita sessuale e riproduttiva e che nessuno dovrebbe essere costretto a subire una gravidanza, la sterilizzazione o un aborto. 3. Il diritto all'uguaglianza e il diritto ad essere liberi da ogni forma di discriminazione, in base al quale ogni individuo, indipendentemente da razza, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale, stato civile, posizione in seno alla famiglia, età, lingua, religione, opinioni politiche, nazionalità o condizione sociale, ricchezza, nascita o qualsiasi altra condizione ha diritto a ricevere informazioni, educazione e servizi per la salute sessuale e riproduttiva. 4. Il diritto alla riservatezza, che significa che tutti i servizi relativi alla salute riproduttiva dovrebbero garantire la riservatezza ai propri utenti, in particolare per quanto attiene le informazioni confidenziali affidate agli operatori. 5. Il diritto alla libertà di pensiero per permettere a tutti di ottenere informazioni sulla salute sessuale e riproduttiva non condizionate da convinzioni religiose o morali. 6. Il diritto all'informazione e all'educazione, che garantisce il diritto di ciascuno a ricevere informazioni complete sui benefici, rischi e sull'efficacia dei diversi metodi contraccettivi, in modo che le scelte in questo campo avvengano con un consenso libero, pieno e informato. 7. Il diritto di scegliere se sposarsi o meno e di formare e pianificare una famiglia, per evitare che vengano celebrati matrimoni senza il consenso libero, pieno e informato di entrambi i partners. 8. Il diritto di decidere se e quando avere figli, vale a dire il diritto di ciascuno a servizi per la salute riproduttiva che offrano la scelta più vasta possibile di metodi anticoncezionali efficaci e sicuri, e che siano a loro volta accessibili, convenienti e graditi agli utenti. 9. Il diritto all'assistenza sanitaria e alla tutela della salute, cioè a servizi sanitari della migliore qualità possibile, e il diritto a non subire pratiche tradizionali che possano avere effetti nocivi sulla salute. 10. Il diritto ai benefici del progresso scientifico, che comprende il diritto a usufruire delle tecnologie riproduttive disponibili qualora ricerche oggettive abbiano dimostrato che il rapporto rischi/benefici è accettabile e che questi metodi non nascondono effetti collaterali negativi per la salute. 11. Il diritto alla libertà di riunione e partecipazione politica, a garanzia del diritto di formare associazioni per promuovere la salute e i diritti riproduttivi. 12. Il diritto a essere liberi dalla tortura e dai maltrattamenti, per proteggere bambini, donne e uomini da qualsiasi forma di violenza, abuso e sfruttamento sessuale.
Combattere la violenza e la coercizione di cui sono vittime le donne dal Rapporto UNFPA 1999
Dopo la Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo (Il Cairo 1994) e la Conferenza di Pechino (1995), grazie alle iniziative delle ONG delle donne di tutto il mondo, sta aumentando la consapevolezza che la violenza e le minacce pervadono la vita delle donne e contribuiscono fortemente alla negazione dei loro diritto umani, ivi compreso il diritto alla salute riproduttiva. La sessione della Commissione sulla Condizione delle Donne, tenutasi nel marzo 1999, ha preso in esame la violenza di natura sessuale nelle sue varie forme. La Commissione ha adottato, e sta per sottoporre all'Assemblea Generale, un protocollo opzionale alla Convenzione per l'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne. Esso stabilisce le procedure mediante cui individui o gruppi possono presentare denuncia documentata di violazione dei diritti al Comitato per l'Eliminazione della Discriminazione contro le Donne, qualora i rimedi di tipo interno siano esauriti, irragionevolmente prolungati o abbiano poche possibilità di trovare soluzioni. Inoltre il Protocollo consentirebbe al Comitato di avviare indagini sulle violazioni gravi o sistematiche dei diritti delle donne in paesi che hanno accettato la procedura di indagine.
Lo stupro riconosciuto come crimine contro l'umanità (B.S. - da AIDOS News)
Una sentenza importante, quella del Tribunale per i crimini commessi in Ruanda e Burundi, ubicato ad Arusha in Tanzania. Per la prima volta, nell'ambito del diritto internazionale, ha incluso lo stupro in una condanna per genocidio. E' stata Navanethem Pillay, sudafricana e unica donna tra i giudici del tribunale, a battersi per questo obiettivo. La Pillay, membro del Comitato Direttivo dell'Istituto "Sisterhood is Global" e tra le fondatrici di Equality Now!, ha convinto i colleghi a considerare lo stupro "come atto di genocidio quando le donne vengono assalite perchè appartenenti a gruppi etnici presi di mira". Ancor più significativa la definizione del reato che, per la prima volta, si basa sulla interpretazione femminista: "lo stupro è l'invasione fisica, di natura sessuale, di una persona che si trova in circostanze coercitive". E' la prima definizione che non si limita a specificare il sesso o le parti del corpo. Il Tribunale ha creato un precedente affermando inoltre che le "circostanze coercitive" non si limitano all'uso della forza: minacce e intimidazioni sono sufficienti per emettere una condanna.
La salute riproduttiva delle donne immigrate nell'Europa Occidentale Lucia Spada - CEMP Genova
Nel Novembre 1999 si è svolto a Gotheborg (Svezia) l'incontro internazionale sulla "Salute riproduttiva delle donne immigrate nell'Europa occidentale" , promosso dall'OMS - Regione Europa, dall'Istituto della Salute Pubblica Svedese e dalla Città di Gotheborg. Già negli anni precedenti lo stesso tema aveva rappresentato uno dei più importanti obiettivi dell'OMS e aveva portato ad occasioni di riflessione e discussione in gruppi ristretti di lavoro a cui l'UICEMP era stato invitato. A Copenhagen, nel novembre del 1997 era stata descritta la situazione europea: gli immigrati presenti sul territorio occidentale rappresentavano circa il 4% della popolazione totale, la metà provenienti dai Paesi dell'Est, gli altri da continenti diversi, soprattutto dall'Africa. Oggi, la percentuale di presenze regolari si aggira attorno al 6%: per l'Italia i dati ufficiali calcolano gli immigrati poco più del 2% degli italiani. Ad accomunarli nonostante le origini diversissime sono le difficoltà linguistiche, culturali, religiose, che rendono problematica la loro integrazione e spesso impossibile la fruizione dei più elementari benefici offerti da società più progredite delle loro, quegli stessi benefici che li hanno spinti a lasciare i paesi di origine con la speranza di un migliore futuro. Primo fra tutti il beneficio di vedere rispettato il diritto alla salute come per tutti i cittadini dello stato ospitante. L'intero settore della salute riproduttiva, per l'importanza che ricopre nella "salute" intesa come stato di benessere fisico e psicologico dell'individuo, ha rappresentato il focus delle varie iniziative mirate a superare lo stato di isolamento in cui si trovano soprattutto le donne immigrate, anche dopo diversi anni dall'arrivo in Europa. Le quattro sessioni in cui si sono articolati i lavori del meeting di Gotheborg (salute e diritti umani; bisogni sanitari; interventi della comunità; competenza culturale e implementazione) hanno riconsiderato, dopo due anni, gli elementi base definiti negli incontri precedenti e hanno evidenziato successi e fallimenti, progetti, ipotesi e soluzioni che l'occidente ha messo in atto e affrontato per risolvere il problema sanitario delle donne immigrate. L'ampia discussione e le risultanze dei gruppi di lavoro che hanno ulteriormente esaminato ciascuna area di studio, hanno portato a redigere un complesso ed esaustivo elenco di raccomandazioni. Tutti i documenti conclusivi hanno sancito quali condizioni obbligate: * il riconoscimento del diritto al rispetto dei valori morali, culturali, religiosi di ogni etnia * il rispetto dei diritti umani, della dignità dell'individuo, della sua integrità e della libertà decisionale * il diritto ad avere una informazione appropriata ed esauriente sui servizi socio-sanitari disponibili, sulle loro funzioni di diagnosi e cura, di prevenzione e assistenza, che deve essere continuativamente accessibile, senza limitazione e, soprattutto, senza discriminazione. Particolare richiamo è stato rivolto ai Governi Europei perchè promulghino leggi a favore della promozione della salute dei/delle immigranti e stanzino fondi sufficienti per affrontare l'istituzione di servizi adeguati, anche con la collaborazione di organizzazioni non governative direttamente coinvolte nel problema. Tali servizi dovrebbero avere come scopo anche l'identificazione dei bisogni sanitari della popolazione immigrata e la formulazione di linee guida per una politica sanitaria idonea.
Esperienza di un servizio pubblico: il soccorso violenza sessuale di Milano (SVS) Il Soccorso Violenza Sessuale è stato inaugurato nel maggio 1996 e si è sviluppato grazie alla collaborazione tra l'Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento (ICP), la ASL Città di Milano e l'Assessorato ai Servizi Sociali di Milano. Il SVS è un servizio pubblico collocato all'interno del più grande ospedale ostetrico-ginecologico di Milano (Clinica Mangiagalli, ICP) e il suo funzionamento è garantito da assistenti sociali, psicologhe, ginecologhe che provengono dai consultori delle ASL di Milano e della provincia, da ginecologhe degli ICP e di altre aziende ospedaliere e da medici legali dell' Istituto di Medicina Legale dell'Università di Milano. Lo scopo di questo servizio è stato fin dal suo inizio quello di facilitare il percorso di uscita dalla violenza delle donne e dei minori che si rivolgevano per un'emergenza o per una riattivazione del trauma. Le modalità di intervento nei casi di sospetta violenza sessuale sui minori sono complesse e spesso comportano una segnalazione all'autorità giudiziaria e un intervento in accordo con il Tribunale dei Minori. La maggior parte delle persone che si rivolge al servizio presenta una condizione di vulnerabilità psico-sociale; abusi e violenze sessuali pregresse, maltrattamenti e abusi intra-familiari, degrado socio-ambientale, patologie psichiatriche, tossicodipendenza, alcolismo, riduzione in schiavitù e prostituzione. Sono relativamente poche le donne inserite in una rete familiare e amicale sufficientemente forte e strutturata e, quindi, capaci di trovare da sole eventuali agenzie di sostegno per superare un isolato, sia pur grave, evento traumatico. Di qui la necessità della presenza di professionalità differenti all'interno del servizio che garantiscano un tipo di intervento integrato non solo sanitario ma anche psico-sociale. Infatti solo l'integrazione tra diverse professionalità consente di programmare gli interventi successivi ad un primo intervento medico. Questi nella maggior parte dei casi comportano attenzione a varie dimensioni della vita della persona (denuncia, allontanamento dal domicilio, reperimento di una comunità di pronta accoglienza, sostegno psico-sociale o altro). In definitiva le situazioni di vulnerabilità che coesistono con il trauma della violenza sessuale determinano una molteplicità di bisogni psico-socio-sanitari che richiedono un accompagnamento verso servizi istituzionali e del privato sociale già esistenti. L'obiettivo del centro SVS è quello di offrire un'attenzione e un'accoglienza che vadano al di là della cura del corpo violato per considerare i molteplici aspetti e bisogni della persona.
Dati raccolti dal 15 Maggio 1996 al 31 Dicembre 1999
CARTELLE TELEFONICHE n. 1415 CASI ARRIVATI SVS n. 597 di cui CASI SOLO SOCIALI n. 58
SESSO MASCHILE n. 12 SESSO FEMMINILE n. 585
NAZIONALITA' ITALIANA n. 419 NAZIONALITA' STRANIERA n. 178
DOMICILIO Milano n. 337 Senza fissa dimora (area milanese) n. 50 Provincia di Milano n. 145 Regione Lombardia n. 37 Altra regione n. 22 Altra nazione n. 6
SOSPETTA VIOLENZA Sconosciuti n. 212 Conosciuti n. 385
ETA' RANGE 18 mesi - 76 anni
Minorenni 0 - 4 anni n. 32 5 - 9 anni n. 49 10 - 13 anni n. 24 14 - 17 anni n. 79 TOTALE n. 184
Maggiorenni 18 - 24 anni n. 160 25 - 34 anni n. 145 35 - 44 anni n. 64 45 - 54 anni n. 28 55 - oltre n. 16 TOTALE n. 413
Riflessioni su alcuni aspetti della casistica
Dal 15/5/1996 al 5/2/1999 sono state visitate nell'emergenza 391 persone di età compresa tra i 18 mesi e i 76 anni. Inoltre altre 36 sono state accolte per una consulenza psicologica o sociale. Solo 12 minori erano di sesso maschile, mentre le restanti erano donne, ragazze e bambine. Da una lettura dei dati raccolti si è potuto rilevare che poco meno di un terzo delle utenti è di nazionalità diversa dall'italiana. Il 68% delle persone che si è rivolta al SVS è maggiorenne, il 17% tra i 18 mesi e i 13 anni, mentre le restanti minori hanno dai 14 ai 17 anni. Se si considerano solo i minorenni poco più della metà ha meno di 14 anni. La maggioranza delle violenze dichiarate (64%) è attribuita a una persona conosciuta; in questa percentuale sono comprese anche le violenze sessuali intra-familiari sia su minori che su donne adulte. Per quanto riguarda lo specifico ruolo della famiglia rispetto all'abuso sessuale, questo si presenta assai complesso, in particolare quando ad essere coinvolto è un minore. Se, infatti, la famiglia deve costituire il primo baluardo di protezione e sostegno del minore in caso di violenza, essa non raramente rappresenta invece proprio il luogo in cui la violenza si consuma. Se l'abusante è un membro della famiglia, spesso si identifica con la figura paterna e ciò è tanto più vero quanto minore è l'età della vittima. Questo causa laceranti conflitti nell'ambito della famiglia che, di fronte a una rivelazione così drammatica, tende talora ad abbandonare o isolare la vittima a tutto vantaggio dell'abusante. L'analisi della nostra casistica sembra confermare queste ipotesi: nei minori di 14 anni il padre o il patrigno sono indicati come autori dell'abuso nel 50% dei casi, globalmente i familiari sono chiamati in causa nel 61%. La violenza da parte di una persona totalmente sconosciuta è dichiarata solo dal 7% dei minori. La violenza di gruppo invece è quasi assente in questa fascia di età (1 solo caso). Se si considerano invece le adolescenti (tra 14 e 17 anni) la situazione muta in modo significativo: solo nel 4% dei casi l'abusante è il padre o il patrigno, mentre altri familiari sono coinvolti nel 12%. Persone note non familiari (conoscenti, amici o compagni di scuola) sono chiamati in causa come aggressori dal 56% delle ragazze. Le violenze da parte di sconosciuti ammontano al 28%. Una violenza di gruppo è dichiarata dal 32% e perpetrata con pari frequenza sia da persone note che da sconosciuti. Ulteriori differenze si riscontrano anche per quanto riguarda i ruoli positivi di protezione che la famiglia può esercitare nei confronti dei minori abusati. La nostra esperienza evidenzia che la madre, perlomeno nella fase acuta, è la figura di riferimento per i minori di 14 anni. E' infatti quasi sempre lei che ha ricevuto dalla figlia la rivelazione sull'abuso o che ha avuto dei sospetti in tal senso. Nell'82% dei casi la madre è presente come accompagnatrice al SVS, mentre una copresenza del padre viene evidenziata solo nel 14%. Una sola bambina è arrivata al SVS con una parente. Altre figure non appartenenti alla famiglia (educatori di comunità, forze dell'ordine) sono coinvolte nei restanti casi. Nei minori al di sopra dei 14 anni la situazione si presenta più variegata. La madre è la figura di riferimento nel 40% dei casi, mentre entrambi i genitori vengono coinvolti in un altro 20%. Educatori di comunità accompagnano il minore nel 16% e in analoga percentuale la minore si presenta da sola, dopo essersi rivolta alle forze dell'ordine. Amici, insegnanti o altri familiari sono coinvolti come figura di sostegno dall'8% degli adolescenti. In questa fascia di età quindi la famiglia ha ancora un ruolo di sostegno che vede tra l'altro più coinvolto in termini positivi anche il padre, specie se l'abuso è stato perpetrato da figure estranee. Tuttavia il ruolo non sempre protettivo dei genitori può essere evidenziato da quegli adolescenti vittime di violenza sessuale collocate in una comunità sovente a causa di precedenti situazioni di disagio, abuso o maltrattamento intra-familiare. Le adolescenti che sono arrivate al SVS insieme alle solo forze dell'ordine spesso sono in situazioni ad elevato rischio: molte infatti sono ragazze extracomunitarie, allontanate con la forza o con l'inganno dal loro paese, che sono state coinvolte nella prostituzione, mentre altre vivono situazioni di disagio e alcune sono tossicodipendenti. Il SVS costituisce un luogo di osservazione dell'abuso e del maltrattamento intra-familiare che in effetti è parziale, proprio per le caratteristiche di pronto soccorso per la violenza sessuale che lo connotano. Non spetta a noi il compito di individuare le strategie di politica sociale per la prevenzione di questi fenomeni. Tuttavia ci appare evidente che, sia per le donne, sia per i minori, è fondamentale un ambiente familiare attento, protettivo e rispettoso delle singole individualità e una rete di relazioni di supporto adeguata. Compito della societò resta quello di individuare i segnali di allarme, di formare operatori attenti al riconoscimento degli indicatori di rischio e di fornire alle famiglie in difficoltà i supporti necessari.
SOCCORSO VIOLENZA SESSUALE Clinica Mangiagalli Via Commenda 13 - Milano Tel. 02/57992489 - Fax 02/57992490
Adolescenti a confronto
* La pubblicazione (presentata nel novembre 99) è il frutto di un'indagine statistica svolta dai docenti delle classi seconde degli istituti superiori di Thiene (Vicenza) fra i loro alunni, nell'ambito di un percorso di educazione sessuale in collaborazione con il consultorio familiare di Thiene. * I questionari, somministrati dal 1995 al 1998 su tutte le classi, hanno coinvolto insegnanti e gli stessi studenti anche nella rielaborazione dei dati: una notevole massa ben articolata soprattutto sugli aspetti positivi e i problemi dell'età adolescenziale, gli stereotipi e le pari opportunità, la famiglia attuale e quella futura dell'adolescente. Le conclusioni forniscono una lettura assai significativa e testimoniano dell'impegno applicativo e della validità dello stesso. * Potenziali destinatari della pubblicazione: dai ragazzi stessi ai genitori, dagli insegnanti ai rappresentanti istituzionali, alle agenzie territoriali che si occupano di adolescenti.
Autori dell'opera: Lucilla Calgaro - Maria Grazia Grotto - Lucio Pasin - Anna Verde, dell'ITCG "Ceccato" di Thiene - Via Vanzetti. Per informazioni e richieste: Prof. Anna Verde 0444/945647. Telefono e fax ITCG 0445/361554 E-mail ceccato@netics.com Internet: www.netics.com/ceccato/
Progetto Daphne
Il "PROGETTO DAPHNE" è un programma quadriennale (2000 - 2003) sovvenzionato dalla Comunità Europea allo scopo di predisporre misure preventive per combattere la violenza nei confronti dei bambini, degli adolescenti e delle donne. All'interno di questo progetto, di cui l'UICEMP è entrato a far parte per quanto attiene la realtà italiana, si configura la ricerca condotta dai Dipartimenti di Psicologia e Criminologia dell'Università di Lovanio (Belgio) sugli abusi sessuali sui minori all'interno delle comunità. L'intento della ricerca è quello di elaborare un manuale in grado di offrire agli educatori e coordinatori delle comunità per minori le linee guida per la prevenzione degli abusi sessuali sui minori all'interno delle istituzioni, sia da parte del personale operante (educatori, volontari, obiettori) che da parte dei minori stessi. Affinchè questo progetto sia effettivamente applicabile all'interno delle comunità non solo da un punto di vista teorico ma anche a livello pratico, sono state coinvolte direttamente le comunità e, per renderlo il più rappresentativo possibile della situazione europea, oltre al Belgio la ricerca è stata estesa ad altri 5 paesi europei: Estonia, Francia, Italia, Polonia, Spagna. Il progetto stesso dovrebbe essere confermato per altri 2 anni con il coinvolgimento anche di referenti giuridici e autorità pubbliche, allo scopo di proseguire con sempre maggiore incisività azioni di sensibilizzazione nei confronti delle comunità e dei cittadini sul tema della sessualità e della violenza sessuale sui minori. Entro fine anno si presume sarà disponibile una prima bozza del manuale. Per ulteriori informazioni contattare presso l'UICEMP Roberta Muscolo.
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