Editoriale La nuova sfida Emilio Arisi - Presidente UICEMP Il rapido evolversi della situazione generale in Italia ha imposto un cambio di prospettive e di atteggiamenti verso i problemi dello sviluppo e della salute riproduttiva. E´ inoltre in atto una sensibilizzazione sempre maggiore da parte dei servizi sanitari verso le necessità e le richieste della popolazione immigrata. L'intendimento dell'UICEMP è di porsi quale punto di raccordo e di scambio costituendo una rete che da un lato acquisisca dati, notizie, proposte a livello nazionale ed internazionale per farle confluire ai consultori, e dall'altro raccogliere da questi esperienze, proposte di lavoro, progetti da divulgare. UICEMP News riserverà quindi una parte dello spazio al notiziario internazionale, un'altra ai dati e novità italiane. Sarà data voce alle comunicazioni da parte dei consultori che potranno in tal modo far conoscere il loro prezioso patrimonio di lavoro e umano finora rimasto nascosto. Saranno ospitati anche pareri e documenti delle istituzioni che governano la salute riproduttiva, sia a livello centrale che a livello regionale o locale. Saranno date notizie bibliografiche, informazioni su eventi e recensioni. In altre parole i consultori italiani troveranno in UICEMP News un supporto tecnico e pratico al loro lavoro, un terreno neutro su cui potranno aprire confronti e dibattiti. Il sito web UICEMP renderà possibile l'acquisizione di informazioni e scambi in tempo reale. Torna all´Indice I diritti degli adolescenti e dei genitori Dopo i servizi sanitari di base, l'investimento più valido che un Paese può fare è colmare il divario tra i sessi nell'istruzione. Gli accordi internazionali sulla salute riproduttiva e sessuale degli adolescenti hanno cercato di mantenere il delicato equilibrio tra il riconoscimento del loro diritto ad avere accesso a informazioni e servizi, e il diritto dei genitori a fornire un orientamento in tal senso. C'è un accordo crescente sul fatto che gli adolescenti devono poter accedere senza restrizioni a informazioni sulla sessualità e sui rischi di una gravidanza precoce e di malattie trasmesse per via sessuale. Deve perciò essere fornita un'educazione sessuale appropriata all'età, con la partecipazione dei genitori e della comunità. I giovani di entrambi i sessi devono essere incoraggiati a diventare responsabili della propria sessualità. Sono necessari anche servizi che garantiscano riservatezza e privacy affinchè i giovani possano imparare a prevenire i rischi per la loro salute. Lo sfruttamento sessuale e l'abuso degli adolescenti devono essere condannati con decisione. Il programma d'azione della Conferenza del Cairo su popolazione e sviluppo stabilisce che i conflitti fra i diritti dei genitori e quelli degli adolescenti devono essere risolti prendendo in considerazione sia i bisogni e le capacità dei figli che le responsabilità dei genitori a predisporre una vita migliore per le future generazioni. La maggior parte degli accordi internazionali lascia la soluzione di eventuali conflitti fra i diritti dei genitori e quelli dei figli all'iniziativa locale, in accordo con le pratiche e i costumi tradizionali, pur mettendo l'accento sui bisogni degli adolescenti. L'unico strumento legislativo che assegna esplicitamente qualche priorità nella soluzione di questo tipo di conflitti è la Convenzione sui Diritti del Fanciullo. Tale Convenzione riconosce che, nelle decisioni prese dalle famiglie, dal sistema legale o per mezzo di altri interventi dello Stato, bisogna considerare prioritari gli interessi dei figli. Quasi tutte le nazioni hanno ratificato la Convenzione, che si applica agli individui sotto i 18 anni d'età. Torna all´Indice Quaderni per l'educazione alla salute e la prevenzione dell'Aids Il risultato di una integrazione positiva fra scuola e ASL nell'area di Vimercate e Trezzo Carmen Balacchi - Marisa Licini - Elisabetta Vimercati Se si considera che l'educazione alla salute è finalizzata alla promozione di uno stato di benessere che interessa non solo la sfera biologico-organica, ma anche quella psicologica e sociale ne consegue che tutte le attività di educazione sanitaria non possono prescindere da un intervento che veda unificate le competenze educative e didattiche tipiche del mondo della scuola e le competenze sociosanitarie proprie della ASL, da utilizzare non sporadicamente ma da consolidare in una relazione stabile nel tempo e con interventi ripetuti periodicamente nelle classi. Partendo da questa convinzione gli operatori del Nucleo Operativo Prevenzione AIDS di Trezzo s/Adda hanno attivato un rapporto privilegiato con la scuola, che può essere riassunto e raccontato individuando tre tappe: - la scuola come utente-bambino (1989-1991) - la scuola come utente-adulto (1991-1993) - la scuola come protagonista (1994-1999) E´ la fase della scuola come protagonista la più evoluta dell'attività di prevenzione che attraverso la formazione continua, la progettazione integrata e la sperimentazione sul campo crea progetti in cui l'insegnante ricopre e riscopre un ruolo centrale. Dal 1994 gli operatori della ASL 3 (Nucleo Operativo Prevenzione AIDS, Consultorio di Vimercate, SERT di Vimercate, Medicina di Base) hanno attivato due esperienze con insegnanti della scuole medie inferiori dei distretti scolastici di Trezzo e Vimercate. Le fasi che hanno caratterizzato il percorso sono: - Fase della formazione e coprogettazione - Si sono creati, in tempi diversi e con due gruppi di insegnanti, due progetti di formazione su: 1 Metodologia di educazione alla salute e prevenzione AIDS (scuole del distretto di Vimercate) 2 Educazione all'affettività e prevenzione AIDS - l'approccio esperienziale (scuole del distretto di Trezzo) Il percorso formativo ha riguardato: a) l'area della verifica dei bisogni b) l'area della conoscenza e della formazione: sono state proposte diverse metodologie di educazione alla salute e in particolare l'approccio esperienziale in collaborazione con l'UICEMP di Milano, mentre alcuni aspetti della valutazione sono stati trattati con un docente della Università di Padova. c) l´area della progettazione: i gruppi di lavoro hanno visto impegnati i docenti nella ricerca e nella costruzione di unità didattiche. Fase di sperimentazione E´ stata la fase della "prova sul campo" che ha visto maggiormente impegnati i docenti e gli studenti. Questi momenti di sperimentazione hanno permesso di modificare e arricchire tutto il materiale, in particolare le schede di giochi e attivazioni per renderle più adeguate alle modalità di lavoro della scuola. Fase del "passaggio di consegna" A questo punto è nata l'esigenza di lasciare una traccia di questo percorso che è durato parecchi anni e che ha visto coinvolti un gran numero di soggetti sia del mondo della scuola che della ASL. é cos“ nata l'idea di raccogliere, mettere in ordine i materiali prodotti nelle diverse scuole, recuperando il contributo di ogni soggetto (docenti, ragazzi, operatori), in uno strumento adatto a favorire i passaggi di consegna e a diffondere i lavori. Il risultato è la pubblicazione di un manuale: "Educazione sessuale e prevenzione AIDS- unità didattiche per la scuola media". In questo manuale le problematiche relative all'AIDS sono state inserite in un progetto più ampio di educazione all'affettività ed alla sessualità con un approccio che tiene presente le tappe di sviluppo psico-sessuale del pre-adolescente. Questo quaderno, ed uno successivo, costituiscono il risultato di un lavoro integrato, di una "profonda contaminazione dei saperi", il punto di partenza per tutti coloro che intendono cimentarsi in un compito affascinante: diventare protagonisti di un processo di educazione al benessere nella scuola. Prospettive Il prossimo obiettivo sarà un arricchimento del materiale pubblicato e, anche in considerazione dei cambiamenti presenti nella scuola, l'organizzazione di ulteriori momenti di formazione. Per ulteriori informazioni è possibile contattare gli operatori del Nucleo Operativo Prevenzione AIDS: P.le Gorizia, 2 - Trezzo s/Adda Tel. 02.90935351 - Fax 02.90935344 Torna all´Indice L'Hiv/Aids e le malattie a trasmissione sessuale L'HIV/AIDS costituisce attualmente un problema sanitario ancor più grave di quanto avesse previsto l'ICPD (Conferenza Internazionale su Popolazione e sviluppo), specie nell'Africa subsahariana, dove vivono 20 milioni e 800mila persone, pari a quasi il 70 per cento di tutte le persone infettate dall'HIV. Nonostante le cifre alcuni paesi continuano a non riconoscere l'HIV come una grave minaccia alla salute pubblica. Per giunta, ogni anno si verificano 333milioni di nuovi casi di malattie a trasmissione sessuale, ma molti paesi non hanno le strutture necessarie a diagnosticarle e curarle. Una malattia a trasmissione sessuale non curata può decuplicare il rischio di infezione da HIV. Nel 1996 è entrato in funzione il programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS (Unaids), che ha il compito di guidare, rafforzare, e sostenere una risposta più ampia al fine di prevenire la diffusione del contagio, fornire assistenza e sostegno e ridurre la vulnerabilità di individui e comunità all'HIV/AIDS. Unaids opera in piena collaborazione con i suoi co-sponsor delle Nazioni Unite. Dal gennaio del 1996, in gran parte dei paesi sono stati costituiti gruppi tematici dell'Unaids per incrementare l'efficacia dell'opera svolta dalle Nazioni Unite e per assicurare il coordinamento con i programmi nazionali. Anche le ONG fanno parte dei gruppi tematici o dei gruppi di lavoro tecnici che operano fra l'altro in Brasile, Cambogia, Cile, Repubblica democratica del Congo, Giordania, Indonesia, Ruanda, Swaziland, e Vietnam. I programmi di salute riproduttiva possono ridurre il livello delle malattie a trasmissione sessuale, compreso l'HIV/ AIDS, nei seguenti modi: fornendo informazione e consulenza su temi critici come la sessualità, i ruoli sessuali e gli squilibri di potere fra donne e uomini, nonchè la trasmissione dell'HIV da madre a figlio; distribuendo preservativi maschili e femminili; diagnosticando e curando le malattie a trasmissione sessuali; elaborando strategie per rintracciare i contatti sessuali; rinviando le persone infette dall'HIV ad altri servizi. Torna all´Indice Il ruolo degli uomini: una nuova partnership L'esigenza di coinvolgere gli uomini nella promozione dei diritti e della salute riproduttiva delle donne, ma anche di garantire la loro, ha suscitato interrogativi di fondo circa la concezione e l'orientamento dei programmi. Raggiungere un accordo sul modo di affrontare queste tematiche si è dimostrato difficile. Le donne sono più a rischio di malattie a trasmissione sessuale e ad altri problemi di salute rispetto agli uomini; ma in molte società le decisioni in materia di salute sessuale sono riservate esclusivamente a loro. Essi devono dunque comprendere i rischi e le opportunità perdute che la diseguaglianza tra i generi comporta. Devono imparare a sostenere i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e devono assicurare la propria collaborazione alla loro conquista. Occorrono programmi che incoraggino gli uomini ad assumere iniziative: a sostegno dei diritti e dell'empowerment delle donne nella famiglia e in ambito pubblico; per la socializzazione dei figli maschi; per migliorare la salute delle donne; per eliminare la violenza e lo sfruttamento sessuale. Torna all´Indice CEMP uomo: un'iniziativa di frontiera Roberta Merra - CEMP Milano Il servizio "CEMP UOMO" nasce nel 1986, epoca in cui pochi e sperimentali erano i servizi esistenti. Il Cemp aveva infatti registrato l'inizio di un cambiamento nel costume sociale maschile, fino a quel momento poco incline a esplicitare i propri bisogni. Inoltre nel corso del servizio di consultazione telefonica, cominciarono ad emergere nuove problematiche con richiesta di informazioni sulla sessualità maschile e di indicazioni sulla possibile soluzione di problemi organici sempre attinenti la sfera sessuale. Da ciò si poteva dedurre una maggior responsabilizzazione dell'uomo nell'ambito della sessualità. Le stesse utenti del Cemp si facevano tramite con i nostri medici riferendo problemi riguardanti il partner o difficoltò relazionali nate all'interno della coppia. L'istituzione del "CEMP UOMO " ha permesso di dare risposte concrete alle difficoltà maschili, anche venendo incontro alle indicazioni della Conferenza Mondiale sulla Popolazione. La presenza di un andrologo e di una psicologa, nonchè di consulenti preposte alla raccolta dei dati anagrafici e anamnestici, ha facilitato la realizzazione di questo servizio. L'andrologia, nuova disciplina nella medicina di oggi, entrava così a pieno titolo nel consultorio. Gli uomini hanno trovato un riferimento preciso, uno spazio agile che ha fornito l'accoglienza e l'ascolto necessario, nonchè professionalità diverse che interagendo tra loro hanno offerto possibili soluzioni per ogni singolo problema. Una ricerca condotta all'interno del servizio ha preso in esame una serie di dati che consentono di conoscere meglio alcune caratteristiche dell'utenza che si rivolge al consultorio. Sono state esaminate 1019 cartelle cliniche relativa agli anni 1986/1995. Tra i dati significativi, il primo è anagrafico: il 50% dei pazienti ha un'età compresa tra i 20 e i 29 anni. Il servizio offre quindi la possibilità di effettuare sia una prevenzione primaria che secondaria, con risultati positivi di ordine sanitario ed economico sul lungo-medio periodo. La diagnosi di una patologia incipiente piuttosto che l'intervento laddove il danno è già irreversibile, si inserisce in un progetto che oltre a costituire una delle principali finalità del servizio, offre numerosi spunti di riflessione e di analisi. Va sottolineato come in ambito andrologico il sintomo non è spesso correlabile con la gravità della patologia. Un ulteriore spunto di riflessione è dato dal peso che le donne hanno avuto nell'inviare i propri partners alla consultazione andrologica: il 40,7% degli uomini è giunto al consultorio su suggerimento della propria partner. Da questo dato si può desumere che le donne, oltre a prestare più attenzione alla cura del loro corpo, sono anche in grado di recepire le problematiche relative alla sessualità del loro compagno o, più semplicemente, sono oggi maggiormente informate e pronte a dare suggerimenti. Anche la stampa ha contribuito a dare risonanza alla nostra iniziativa: il 16% degli utenti ha letto di questa opportunità su riviste e quotidiani. La stessa percentuale di utenti è stata invece inviata al nostro servizio da medici di base. Per quanto riguarda le motivazioni della richiesta di consultazione andrologica, il 58% è costituito da patologie di tipo organico. L'11,6% si riferisce a difficoltà erettili, il 14,3% ha problemi di ejaculazione precoce, il 4,1% sia ejaculazione precoce che deficit erettivo. L'8.5% si riferisce a problemi di infertilità. Tale percentuale non rappresenta in assoluto una quota elevata. Va infatti segnalato che il 66,3% dei pazienti sono ancora celibi e inoltre statisticamente è aumentata l'età media in cui si contrae matrimonio e si ricerca la paternità. La pillola anticoncezionale risulta il metodo contraccettivo più usato (24%) contro il 18% di utenti che utilizza il condom. Ciò mette in evidenza il maggior senso di responsabilità delle donne all'interno della coppia. Dalla nostra ricerca emerge come la maggior diffusione del condom sia avvenuta nel 1993, declinando nei 2 anni seguenti. Il dato viene a convalidare alcune recenti segnalazioni circa un calo di attenzione nei confronti dei comportamenti sessuali " a rischio". La costante affluenza dell'utenza maschile al " CEMP UOMO" è indice del superamento di una concezione medicalizzata della sessualità per una visione integrata in termini di psicosessualità: ciò costituisce un importante momento di passaggio verso una maggior consapevolezza dei propri problemi. Infatti la capacità di guardare a sè, all'altro e alla relazione nella sua globalità, può fornire al consultorio lo spunto per la creazione di nuovi spazi di accoglienza e per studiare risposte sempre più mirate. Torna all´Indice Il clima politico nell'ambito dell'assistenza internazionale alla popolazione Il governo italiano ha fatto propria la definizione più ampia di programmi per la popolazione che sta emergendo dall'ICPD. Secondo un portavoce del Ministero degli Esteri, l'Italia intende per assistenza alla popolazione una vasta gamma di settori che hanno un impatto sulla crescita della popolazione, e che comprendono la pubblica istruzione, i programmi di formazione professionale, l'emancipazione della donna, la sanità in senso generale e la salute riproduttiva. Qualunque sia la definizione, l'assistenza alla popolazione non è mai stata una priorità politica o programmatica. Inoltre, nel recente clima di riduzione delle risorse per l'assistenza allo sviluppo, c'è poco impeto per aumentare l'assistenza italiana alla popolazione. Molte associazioni non governative vedono nell'assistenza alla popolazione una componente di un più ampio approccio allo sviluppo, piuttosto che un vincolo trasversale che incide sullo sviluppo complessivo. D'altra parte, alcune associazioni non governative stanno promuovendo i temi dell'assistenza alla popolazione e alla salute riproduttiva. Tra queste, l'AIDoS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) e l'UICEMP, che recentemente ha organizzato un gruppo interparlamentare dedicato ai temi di salute riproduttiva, popolazione e sviluppo. Questi gruppi stanno anche cercando di influenzare i disegni di legge che passeranno all'esame del Parlamento in tema di assistenza allo sviluppo, per inserire un riferimento alla pianificazione familiare e alla salute riproduttiva. L'assistenza bilaterale dell'Italia alla popolazione è limitata e concentrata nell'Africa sub-sahariana. Nel 1996 l'Italia ha speso meno di due milioni di dollari attraverso i canali bilaterali e delle associazioni non governative per la salute riproduttiva definita in senso stretto, con particolare riguardo alla salute riproduttiva e su ricerche di base in Africa. Le limitate iniziative italiane nel contesto della salute riproduttiva sono state attuate in Gibuti, Etiopia e Nigeria. L'Italia non figura tra i principali sostenitori delle organizzazioni internazionali nell'ambito dell'assistenza alla popolazione. Nel 1997 l'Italia si è classificata all'ultimo posto tra i quattordici principali donatori al Fondo delle Nazioni Unite per l'Assistenza alla Popolazione. Torna all´Indice |